EDICOLAONLINE

Raccolta di articoli giornalistici e altro su quanto ruota intorno alla professione infermieristica.


martedì, 09 ottobre 2007
NOBEL 2007 PER LA MEDICINA

Mario Capecchi, italiano di nascita ma americano d'adozione, ha vinto il premio Nobel 2007 per la Medicina con Martin Evans e Oliver Smithies per le ricerche effettuate sulle cellule staminali e sul ruolo di alcuni geni nello sviluppo umano e di alcune malattie.Il premio da 10 milioni di corone svedesi (1,54 milioni di dollari) è stato dato al team internazionale che ha introdotto variazioni genetiche in topi da laboratorio utilizzando cellule staminali embrioniche. I tre avevano vinto nel 2001 l'Albert Lasker Award for Basic Medical Research, considerato come la versione Usa del Nobel.Capecchi, nato a Verona nel 1937, è cittadino americano e dopo una lunga carriera accademica co-dirige il dipartimento di Genetica della Scuola di Medicina dell'Università dello Utah. Sia Evans che Smithies sono nati in Gran Bretagna, ma il secondo è di cittadinanza americana. Secondo gli accademici di Stoccolma, che hanno attribuito il premio, le scoperte effettuate dai tre scienziati hanno portato alla creazione di una nuova branca della medicina, nota come "gene targeting", letteralmente "colpire i geni" -- attivare e disattivare i geni dei topolini per determinare il loro effetto su malattie e sviluppo fisiologico. Possono essere infatti considerati gli ingegneri del Dna perche' sono riusciti a modificare il materiale genetico delle cellule germinali, prima nei topi e poi direttamente sulle staminali. Il risultato e' stato avere a disposizione topi da laboratorio che permettono di studiare malattie e sperimentare farmaci. E gia' si lavora per riuscire, con la stessa tecnica, a modificare le cellule staminali in quella che, per molti esperti in tutto il mondo, potrebbe diventare la medicina del futuro, con una terapia genica sicura e fatta direttamente sulle cellule staminali. Grazie alle ricerche di Capecchi, oggi almeno 25 milioni di topi da laboratorio aiutano tutti i giorni i ricercatori a condurre i loro studi sulla cura di numerosissime malattie che minacciano l'uomo e che sono ai primi posti tra le cause di morte, come tumori, malattie cardiovascolari, Aids e malaria. Se Capecchi ha trovato il modo di modificare il Dna del topo per creare i primi topi con un solo gene disattivato (un 'trucco' per capire la funzione del singolo gene quando ancora non esisteva la mappa del Dna), Smithies ed Evans hanno applicato la stessa tecnica per fare un passo in avanti ulteriore, modificando le cellule staminali embrionali allo scopo di correggere sul nascere geni difettosi, come quelli all'origine di malattie ereditarie, come la fibrosi cistica.

 sanitanews.it:

Postato da: infernierionline.net a ottobre 09, 2007 04:37 | link | commenti
scoperte ricerche sperimentazion

lunedì, 29 agosto 2005
MEDICINA: STUDIO SU LANCET, OMEOPATIA NON SERVE A NULLA

LONDRA - L'omeopatia non serve a nulla ed i suoi effetti sono illusori. E' quanto conclude uno studio pubblicato dall'autorevole rivista scientifica britannica 'The Lancet': lo strudio ha rilevato che non esistono differenze tra chi viene curato con l'omeopatia e chi invece con un placebo.

La ricerca, condotta da un gruppo di studiosi dell'universita' di Berna, ha messo a confronto i risultati di 110 sperimentazioni scientifiche condotte con trattamenti omeopatici e con placebo mirati a curare diversi disturbi, dal mal di testa ai problemi respiratori.

Mentre dalle sperimentazioni su piccola scala considerate di bassa qualita' i medicinali omeopatici dimostravano di funzionare in alcuni casi, nelle sperimentazioni su grossa scala e di affidabilita' maggiore non vi era nessuna differenza tra gli effetti ottenuti con i trattamenti omeopatici e il placebo.

I ricercatori hanno anche messo a confronto 110 sperimentazioni condotte con trattamenti convenzionali e placebo, nelle quali invece gli effetti benefici dei medicinali rispetto ai placebo venivano sempre riscontrati.

''Quando la nostra analisi si e' concentrata sulle sperimentazioni su larga scala e di alta qualita' non abbiamo trovato prove convincenti della superiorita' dell'omeopatia rispetto al placebo, mentre nel caso della medicina convenzionale l'effetto e' stato riscontrato'', si legge nella conclusione dello studio.

In un editoriale dedicato alla ricerca dell'universita' di Berna, The Lancet non ha dubbi: ''I medici devono essere coraggiosi e onesti, non solo con i loro pazienti, sulla mancanza di benefici dell'omeopatia, ma anche con se' stessi ammettendo come la medicina moderna non sia riuscita' a rispondere ai bisogni di chi desidera cure personalizzate''.

Non e' la prima volta che studi scientifici smentiscono l'efficacia di terapie alternative. Secondo i seguaci della medicina 'complementare' tuttavia, i metodi utilizzati nelle sperimentazioni cliniche non consentono agli effetti benefici di questo tipo di cure di risultare evidenti. In Gran Bretagna sono 47.000 gli esperti di terapie alternative, molti di piu' dei medici generici.

Nonostante lo scetticismo di parte del mondo medico, alcuni medici hanno cominciato a indicare ai propri pazienti di seguire terapie alternative come l'omeopatia e l'agopuntura. Il principe Carlo ha finanziato la realizzazione di un dossier su questo tipo di cure che spera incoraggi il governo a rendere le terapie alternative disponibili attraverso la sanita' pubblica.

La medicina complementare e' un settore in continua crescita: al momento i britannici spendono circa 170 milioni di euro in terapie alternative e si prevede che nei prossimi quattro anni la cifra salga a 285 milioni di euro.
http://www.ansa.it/main/notizie/rubriche/approfondimenti/20050826172733599644.html

Postato da: infernierionline.net a agosto 29, 2005 08:14 | link | commenti (1)
scoperte ricerche sperimentazion

sabato, 19 marzo 2005
Farmaci: attenzione alle spremute

Tratto da: Il Corriere della Sera

http://www.corriere.it/Rubriche/Salute/Medicina/2005/03_Marzo/09/ART_pompelmo-farmaci.shtml

 

Farmaci
Una spremuta pericolosa
Nuovi dati confermano che il pompelmo va bevuto a distanza dalle medicine perché può aumentarne o diminuirne gli effetti
STRUMENTI
Inghiottire una pillola con del succo di frutta può rendere più piacevole il gesto di assumere un farmaco. A meno di essere golosi di pompelmo. L’American Journal of Noursing ha rinnovato un allarme che i medici hanno presente da tempo: bere il succo di questo frutto o mangiarne grandi quantità mentre si sta seguendo una cura con farmaci è una pratica che può nascondere insidie. â–  Gli «incroci a rischio»
Precedenze Le sostanze contenute nel pompelmo sono trattate nel fegato dagli stessi enzimi che trasformano i farmaci rendendoli assimilabili dall’organismo. Il pompelmo però non rispetta la coda: ha la precedenza sul resto, con il rischio che i farmaci continuino a circolare nel sangue nell’attesa che il fegato si liberi. Sì può così determinare un pericoloso accumulo di sostanze farmacologiche. Secondo quanto scrive la pubblicazione «Medical Letter», il pompelmo, oltre ad aumentare la tossicità di alcuni farmaci, può bloccare o ridurne l’effetto. Le possibili conseguenze dipendono dalle sostanze coinvolte. Una donna che prende la pillola potrebbe essere a rischio gravidanza; mentre chi ha la pressione alta rischia di non riuscire più a controllarla con la terapia farmacologica. Gli effetti maggiori si osservano facendo interagire il pompelmo con le statine, i farmaci che controllano il colesterolo: mentre il fegato è impegnato a smaltire il frutto possono alzarsi pericolosamente i livelli nel sangue di queste sostanze con conseguenti danni ai reni. Gli infermieri statunitensi si sono allarmati proprio quando un uomo è morto dopo aver iniziato ad assumere grandi quantità di pompelmo contemporaneamente ai farmici contro il colesterolo.
Informazioni «La possibile interazione del pompelmo con farmaci è nota da tempo,» sottolinea Amy Karch, della School of Nursing dell’University of Rochester Medical Center «tuttavia sono così tante le informazioni che arrivano al pubblico, che spesso le persone se ne dimenticano. E’ bene che medici, infermieri e farmacisti lo ricordino in continuazione ai pazienti».
13 marzo 2005
Antonella Sparvoli
17 marzo 2005

Postato da: infernierionline.net a marzo 19, 2005 09:12 | link | commenti
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