
Raccolta di articoli giornalistici e altro su quanto ruota intorno alla professione infermieristica.

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| Sanita' pubblica - 18/02/2005 | |
| Il Ministero della salute ha deciso di avviare nel settore della salute mentale, uno degli obiettivi generali del PSN 2003-05, la prima campagna di comunicazione per la lotta all'esclusione dei soggetti con disturbi mentali. Anche per questa campagna il Ministero ha attuato la strategia di comunicazione seguita già ©n precedenza per altri temi, che prevede un rapporto sinergico tra associazioni e istituzioni. Sono state chiamate a partecipare attivamente le associazioni di volontari e di pazienti pi?presentative a livello nazionale per indice di dimensionamento e diffusione: UNASAM (Unione Nazionale Associazioni per la Salute Mentale) DIAPSIGRA (Associazione per la Difesa degli Ammalati Psichici Gravi) ARAP (Associazione per la Riforma dell'Assistenza Psichiatrica) Fondazione IDEA il contributo scientifico è ¡ssicurato dalla partecipazione, in qualità ¤i consulenti, delle Società ³cientifiche S.I.P. (Società ‰taliana di Psichiatria), S.I.N.P.F.(Società ©taliana di Neuropsicofarmacologia) S.E.P. (Società …uropea di Psichiatria). http://www.cgems.it/nss/ecomm/eventi_pag.asp?id=67&gr=112&Xsl=news |
| Neurologia - 25/02/2005 | |
E' stato individuato il legame fra alcuni sintomi della malattia e particolari strutture del cervello. La scoperta, condotta in Australia e pubblicata sulla rivista internazionale Neuroimage, promette di favorire una migliore comprensione delle cause genetiche della malattia e quindi diagnosi e terapie piu' tempestive. Lo studio, condotto nell'Istituto di neuroscienze dell'universita' di Sydney, ha permesso di correlare i processi di pensiero deteriorati, in particolare l'incapacita' di risolvere problemi e di programmare, con un assottigliamento della materia grigia in un'area del cervello nota come corteccia prefrontale. I ricercatori, guidati da Vaughan Carr, direttore scientifico dell'Istituto stesso, ha utilizzato la risonanza magnetica per esaminare la struttura e le funzioni del cervello in dieci soggetti nelle prime fasi di schizofrenia mentre eseguivano compiti di programmazione richiedenti attenzione e memoria. Confrontando i risultati con quelli di un gruppo di persone sane, si e' osservato che le persone colpite da schizofrenia avevano difficolta' ad eseguire i compiti richiesti. L'analisi computerizzata ha rivelato che i processi di pensiero deteriorati e l'inabilita a risolvere problemi, nei malati di schizofrenia, erano direttamente legati all'assottigliamento dello strato esterno di materia grigia e ad un'attivita' ridotta nella parte del cervello interessata. La scoperta, afferma Carr, apre la strada a nuove aree di ricerca con l'esame di campioni di tessuto cerebrale prelevati dopo la morte di pazienti colpiti dalla schizofrenia. "Potremo ora concentrarci sulla genetica di un'area molto specifica del cervello - ha osservato Carr - ed esplorare piu' a fondo le ragioni per cui il tessuto situato in quell'area si deteriora negli schizofrenici". L'obiettivo e' identificare i geni che potrebbero essere attivati o disattivati nei pazienti, e quindi formulare nuove terapie. http://www.cgems.it/nss/ecomm/eventi_pag.asp?id=67&gr=112&Xsl=news |
| 09/12/2004 16.01 |
13 nov. (Adnkronos Salute) - Una persona su quattro, nel corso delle vita, e' destinata a sviluppare malattie mentali. Circa 450 milioni di indivudui, nel mondo, soffrono gia' di disturbi psichiatrici: il 10% di tutta la popolazione adulta e un quinto dei teen agers sotto i 18 anni hanno problemi emotivi o comportamentali. Sono questi i dati emersi oggi, a Firenze, al congresso internazionale di psichiatria. Tra le cause maggiori che portano alla disabilita' e alla morte prematura cinque su dieci sono di natura psichiatrica. http://www.adnsalute.it/ADNsalute/news.nsf?OpenDatabase
(Red-Ile/Adnkronos Salute)
26.01.04
Ricerca: un'origine comune per schizofrenia e depressione
Due malattie apparentemente diverse sarebbero causate da alterazioni molecolari simili.
Si tratta della schizofrenia e della depressione e la scoperta si deve a un'équipe della Columbia university di New York.
I ricercatori hanno scoperto che i pazienti schizofrenici presentano una mutazione che riduce la produzione dell'enzima AKT1 (proteina chinasi B).
Successivi esperimenti su topi hanno dimostrato che l'annullamento del gene corrispondente aumenta le reazioni emotive. Inoltre una serie di processi neuronali, regolati dall'AKT1, sono il bersaglio dell'aloperidolo e del litio, due dei farmaci più usati per combattere i disordini bipolari, cioè le sindromi ansiose e maniaco-depressive. Secondo lo studio, tutti questi dati suggeriscono che una carenza di AKT1 o una sua scarsa funzionalità predispongano il cervello allo sviluppo di disfunzioni. Così schizofrenia e depressione sarebbero in realtà accomunate da un'origine simile, scatenate dalla scarsa attività dell'enzima.
Lo studio ha preso inoltre in considerazione 335 pazienti affetti da schizofrenia e loro familiari e ne ha analizzato il Dna. I risultati hanno mostrato che la schizofrenia era associata, in maniera significativa, alla presenza di mutazioni nel gene per l'AKT1 e alla carenza di questo enzima nel cervello. In una seconda parte dello studio, alcuni topi sono stati modificati geneticamente, cancellando il gene per l'enzima. Le osservazioni hanno indicato che l'assenza dell'AKT aumentava la reattività agli stimoli improvvisi e alterava la risposte comportamentali e neurologiche alle anfetamine. Insomma, la mancanza dell'AKT1 renderebbe più vulnerabili alla schizofrenia. Ulteriori esperimenti hanno poi rivelato che l'aloperidolo, un farmaco antidepressivo, agisce in maniera mirata proprio sull'AKT1, aumentando l'attività . Ciò fa ipotizzare che, anche, nei pazienti con disordini bipolari, l'AKT1 possa essere carente o scarsamente funzionale.
La Stampa 21.01.04
Si torna a parlare di elettroshock, lobotomia e altre discusse pratiche psichiatriche
Si torna a parlare di elettroshock, lobotomia e altre discusse pratiche psichiatriche dopo la recente sentenza della Corte Costituzionale sulla legge piemontese del 2000 che tentava, prima regione in Europa, di regolamentarle. A dispetto delle previsioni che davano per certa la sconfitta della Regione, la Corte Costituzionale con sentenza 10-14 novembre 2003 n.338 ha invece sancito il definitivo diritto dell’ente locale di tutelare i diritti umani e di mettere finalmente e definitivamente sotto controllo questi controversi metodi terapeutici applicati, dagli anni ‘40 ad oggi, in base al libero arbitrio dello psichiatra.
Se da un lato la Corte non ha potuto approvare gli articoli che ne abolivano l’uso poiché avrebbe creato disomogeneità sui trattamenti sanitari tra le Regioni italiane, dall’altro ha specificato chiaramente che tale posizione non sancisce la liceità delle pratiche in questione. Piuttosto, la Corte ha ritenuto legittimi costituzionalmente, anche nel merito, gli articoli 3 e 6 della legge relativi all’introduzione del consenso informato e l’istituzione di organi di controllo e monitoraggio. Articoli che limitano grandemente l’uso ammissibile dell’elettroshock e, cosa altrettanto importante, mettono lo psichiatra nella condizione di dover rispondere allo Stato della garanzia della tutela del paziente trattato.
Un grande passo avanti, un precedente che avrà presto risvolti nazionali ed internazionali, è il parere del dottor Cestari, presidente del comitato dei cittadini per i diritti dell’uomo, ente nazionale attivo in ambito psichiatrico, che ha sostenuto l’approvazione della legge. Per la prima volta le istituzioni hanno uno strumento per evitare danni, violenze e soprusi perpetrati quotidianamente in nome della salute mentale. Ringraziamo la Regione Piemonte e le decine di migliaia di persone che hanno sostenuto questo progetto con i loro appelli.
Sì, perché se è vero che forse in Piemonte di elettroshock non se ne fanno più dal 1998, guarda caso proprio da quando sono iniziati i lavori sulla proposta di legge regionale, è un dato certo che, ad esempio, in Toscana e Lazio questa pratica viene usata quotidianamente.
I volontari del comitato dei cittadini per i diritti dell’uomo garantiscono ai cittadini che continueranno a raccogliere firme e petizioni, o quant’altro fosse necessario fare, per ottenere una legge che vieti l’uso dell’elettroshock in Italia
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