Approvata la riforma previdenziale....
Tratto da: http://www.tfr.gov.it/TFR/Lavoratori/
Chi è interessato dalla Riforma
Sono interessati alla riforma della previdenza complementare attuata con il decreto legislativo n. 252/2005 che, secondo il disegno di legge finanziaria, entrerà in vigore dal 1° gennaio 2007, tutti i lavoratori dipendenti del settore privato e i lavoratori autonomi.
Naturalmente, la specifica disciplina sul conferimento del Trattamento di fine rapporto (TFR) alle forme pensionistiche complementari, trova applicazione solo con riferimento ai lavoratori dipendenti.
Sono, al momento, esclusi dal campo di applicazione della riforma i pubblici dipendenti ai quali continua ad applicarsi la disciplina previgente.
| Farmaci prescritti da infermieri e farmacisti nel Regno Unito |
Infermieri e farmacisti britannici saranno autorizzati a prescrivere farmaci a partire dalla prossima primavera.
Lo scopo della clamorosa iniziativa sarebbe quello di sollevare i medici di famiglia da parte del loro carico di lavoro, ha spiegato il ministro della Sanità Patricia Hewitt (nella fotro a sinistra). L'iniziativa riguarderà per il momento 450 farmacisti e 5.700 infermieri che potranno prescrivere quasi la totalità dei farmaci esistenti , eccetto quelli catalogati come droghe (come la morfina). "Questa misura - spiega il ministro - rappresenta una tappa supplementare verso un sistema sanitario incentrato sui pazienti, che dia loro la possibilità di scelta su come e dove essere curati ma anche tempi più rapidi". Questa decisione, accolta con soddisfazione dai rappresentanti di infermieri e farmacisti. Beverly Malone, segretario generale del Royal College of Nursing (RCN), ha affermato: "E' qualcosa per cui stiamo lottando da 20 anni ed il Governo dovrebbe essre applaudito per aver preso questa decisione." La scelta è stata invece giudicata "irresponsabile e dannosa" dall'associazione britannica dei medici (BMA). "Noi sosteniamo - ha detto Hamish Meldrum, rappresentante dei medici generalisti all'interno della British Medical Association - la possibilità per farmacisti e infermieri, correttamente formati, di prescrivere una gamma limitata di farmaci, ma pensiamo anche che solo i medici hanno la giusta formazione per trattare con correttezza le diverse patologie". Questo annuncio, secondo James Johnson, presidente BMA, "mette a rischio della sicurezza dei pazienti e siamo molto turbati dal constatare che la formazione proposta per infermieri e farmacisti prescrittori è molto lontana dai cinque o sei anni di studi seguiti dai medici". Paul Miller, presidente della sezione specialisti della BMA ha bollato come irresponsabile e pericolosa questa decisione e ha previsto che i pazienti ne riceveranno danni. Secondo il ministro Hewitt l'iniziativa ha anche lo scopo di porre rimedio alla grave carenza di medici di famiglia del Paese che conta 166 medici per ogni 100.000 abitanti.
Fonte: Telegraph 11/11/05
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Tratto da:
http://www.pillole.org/public/aspnuke/news.asp?id=2092&sid=473343471
IPASVI, infermieri non solo in ospedale ma professione a 360 gradi
Isabella D'Ambrosio: ''In Italia sono circa 12 mila nell'area militare, sociale e del lavoro, impiegati in enti pubblici e privati quali Forze Armate, Polizia di Stato, istituti penitenziari, aziende private''
Roma, 21 ott. - (Adnkronos) - ''Scardiniamo con coraggio lo stereotipo dell'infermiere all'italiana. Recuperiamo lo spirito d'avventura che alberga in ognuno di noi, scopriamo nuovi ambiti in cui declinare la nostra professione, aumentiamo la risonanza delle iniziative vincenti''. L'appello arriva da Isabella D'Ambrosio, della Direzione sanitaria-unita' sanitaria territoriale Rete ferroviaria italiana di Milano nel corso del XIV Congresso nazionale della Federazione nazionale Collegi infermieri Ipasvi, in corso a Roma. L'infermiere, infatti, non e' solo colui che lavora soprattutto in ospedale, e l'immagine del 'paramedico' ormai suona come un'offesa: in Italia sono circa 12 mila gli infermieri dell'area militare, sociale e del lavoro, impiegati in enti pubblici e privati quali Forze Armate (Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri), Polizia di Stato, Istituti penitenziari, aziende private, Inail, Inps. ''Proprio dalla percezione sociale dell'infermiere nell'immaginario collettivo occorre partire - spiega D'Ambrosio - per conquistare quella considerazione e quel rispetto che ancora risultano carenti e sminuiscono il valore sociale dell'infermiere in contrasto con l'ascesa culturale della professione sancita da titoli universitari e da carriere accademiche. E' possibile rintracciare in questa ricca articolazione di ruoli infermieristici un fattore comune a tutti: il vivere questa scelta con spirito di iniziativa e di intraprendenza dettate dalla profonda consapevolezza del proprio valore umano e professionale, a cui sottende una sorta di sfida piu' o meno inconscia lanciata allo stereotipo dell'infermiere''.
Fra i compiti istituzionali della Sanita' militare rivestono particolare attualita' l'assistenza e il soccorso alla collettivita' in caso di pubbliche calamita' e l'impegno in missioni umanitarie in teatri di operazioni internazionali. Nel ruolo infermieristico militare sono previste attivita' di coordinamento e controllo, competenze infermieristiche specifiche, assistenza nelle esercitazioni a fuoco, prevenzione delle malattie, igiene alimentare mentale e del lavoro, attivita' in ambito medico-legale, oltre all'impegno nella tenuta e custodia dei materiali. L'infermiere inoltre contribuisce a individuare precocemente giovani a rischio di disagio per tratti di personalita' non compatibili con il particolare stile di vita militare. "In contesti militari interforze diventa sempre piu' pressante la necessita' di equiparare e uniformare l'inquadramento dei nostri infermieri attualmente sottufficiali ai loro colleghi europei inquadrati nel ruolo di ufficiali -prosegue D'Ambrosio- molti altri operano nella Croce Rossa, nell'Istituto nazionale della previdenza sociale (Inps), nell'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni (Inail), dove l'infermiere contribuisce all'accertamento dell'inabilita' temporanea assoluta, dei postumi permanenti, alla valutazione delle malattie professionali''. L'infermiere impiegato nella Sanita' del lavoro puo' avere in alcuni casi un doppio ruolo: uno inerente alla funzione specifica di infermiere e l'altro come dipendente di quella particolare azienda, ma sempre con uno sguardo attento al decreto legislativo 626/94, che mira al miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori sui luoghi di lavoro.
Il ruolo di infermiere puo' variare molto a seconda della tipologia dell'azienda, spaziando dal primo soccorso alla gestione delle visite di prevenzione per malattie professionali e medicina legale, alla tenuta delle cartelle sanitarie anche informatizzate. Ma tanti altri lavorano nel Gruppo ferrovie dello Stato, i Trasporti locali, in aziende farmaceutiche e in tante tipologie di industria. Un ruolo particolare ha l'infermiere negli istituti di pena. ''E' innegabile - spiega D'Ambrosio - l'azione pedagogica di carattere sanitario, con corsi di formazione sulla trasmissione delle malattie infettive ai detenuti, oltre che assistenza infermieristica in un ambito di grande impatto sociale, se pensiamo al turn-over della popolazione carceraria e a tutte le persone coinvolte. Ancora piu' indispensabile e' l'opera degli infermieri negli Opg (Ospedali psichiatrici giudiziari), in cui sono recluse le persone ritenute socialmente pericolose. Ma per un'opera efficace di riabilitazione servirebbe un numero maggiore di infermieri e anche in questo caso c'e' una grave carenza numerica''.
L'aumento delle immatricolazioni ai corsi di laurea infermieristica avra' i suoi effetti solo a lunga distanza
Roma, 21 ott. (Adnkronos) - In Italia mancano 40 mila infermieri. La denuncia arriva dal palco del XIV Congresso nazionale della Federazione nazionale Collegi infermieri Ipasvi in corso a Roma. I quasi 7 mila laureati l'anno, infatti non riescono a coprire il turn-over fisiologico tra chi entra nel mondo del lavoro e chi va in pensione. Inoltre, la buona notizia di un aumento del 31,4% negli ultimi 5 anni nelle immatricolazioni ai corsi di laurea infermieristica avra' i suoi effetti a distanza.
''L'Italia ha bisogno di infermieri - afferma Danilo Massai, componente del Comitato centrale della Federazione Collegi Ipasvi e direttore del Dipartimento di Formazione e sviluppo risorse umane all'Asl 11 di Empoli - Nonostante gli sforzi di tutti e i numeri in crescita nei corsi formativi, infatti, la carenza di infermieri nel nostro Paese e' ancora troppo alta e i 40 mila posti vanno coperti''.
L'infermiere, aggiunge Massai, ''e' un operatore del campo della salute e non semplicemente della sanita', e cio' significa avere responsabilita' importanti, che devono portare a percorsi assistenziali adatti per gli ospedali e per il territorio''. Carenza di personale significa anche una diminuzione dell'attenzione nell'assistenza, ''poiche' si e' impegnati in altri ruoli come l'attivita' domestica alberghiera o l'amministrazione. Liberarsi da questi compiti significa invece avere piu' tempo per il paziente, e quindi da un lato diminuire la possibilita' di errori e dall'altro aumentare le percentuali di guarigione dei malati''.
Ma grandi carenze nel numero di infermieri non ci sono solo in Italia, bensi' anche negli altri Paesi europei, dove si registrano esperienze diverse. ''Negli ultimi 15 anni il numero degli infermieri e' cresciuto in Francia del 15%, ma la necessita' di aumentare gli iscritti ai corsi ha reso le selezioni meno dure e cio' ha portato a un alto abbandono dei nostri studenti: uno su 4 lascia prima del previsto'', racconta Monique Sobole, tesoriere e segretario aggiunto dell'Apoiif, l'Associazione dell'ordine infermieri francese. ''Il problema vero - precisa - e' che la figura degli infermieri non e' molto attraente tra i giovani, perche' mancano il riconoscimento sociale adeguato e la formazione giusta e anche le retribuzioni non sono molto alte''.
Un modo per risolvere la mancanza di infermieri in Italia, come all'estero, e' ricorrere agli stranieri: ''La prima cosa da conoscere e' la lingue del posto dove si lavora - evidenzia Carol Lynn Cox, docente di Pratica clinica avanzata alla St. Bartholomew School of nursing Midwifery di Londra - E' per questo che e' obbligatorio un corso di inglese per gli stranieri e un esame prima di accedere alle lezioni vere e proprie''.
Ma ''il problema e' anche parlare con i pazienti che non sono del posto. Gia' il constatare che a Londra c'e' un 63% di minoranze etniche che non parla inglese e' un dato che fa riflettere e anche in questo caso bisogna trovare una soluzione''. Anche l'Irlanda si affida prima di tutto all'esame di lingua per gli stranieri e ''solo dopo si possono affrontare i mesi di lavoro in reparto'', testimonia Anne Carrigy, presidente di An Board Altrains d'Irlanda e vicepresidente della Fepi (Federazione europea professioni inferimieristiche). ''In Europa serve un coordinamento delle realta' nazionali - conclude Massai - Mettere insieme progetti comuni significa anche avere piu' peso a livello politico''.
Valerio: ''Un'ulteriore strada da percorrere dovrebbe essere quella dell'intramoenia, come per i medici''
Roma, 21 ott. - (Adnkronos) - Diecimila infermieri in Italia esercitano la libera professione. Sette su 10 sono donne e il 50% ha meno di 45 anni e vive soprattutto nel Nord Italia. In particolare 6 mila svolgono un'attivita' individuale, 3 mila sono associati e mille hanno rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, ovvero all'interno di cooperative sociali, dove gli infermieri operano in qualita' di soci lavoratori che hanno instaurato un rapporto di lavoro autonomo. I dati sono stati presentati oggi da Giovanni Valerio, componente del Comitato centrale della Federazione nazionale dei collegi Ipasvi, nel corso del XIV Congresso nazionale che si tiene a Roma.
''Al di la del dato ufficiale, la libera professione e' in continuo sviluppo e sta assumendo, con il trascorrere del tempo, una valenza sempre piu' ampia - dice Valerio - La politica di questo decennio e' stata orientata a concentrare nell'ospedale soltanto gli interventi mirati, cioe' le emergenze, le grandi specializzazioni e i cosiddetti malati 'acuti'. Questo processo ha prodotto sul territorio una fortissima domanda di assistenza infermieristica da parte della popolazione, domanda che in parte risulta ancora insoddisfatta. Cio' ha creato il terreno favorevole per la nascita e l'affermazione di forme di esercizio libero professionale, tradizionalmente poco diffuso tra gli infermieri''.
Anche se la posizione della Federazione Ipasvi e' schierata nettamente per un sistema sanitario a governo pubblico, ''questo non significa che chi lo desideri non possa 'integrare' le prestazioni messe a disposizione dallo Stato con altre: il cittadino infatti deve essere messo nella condizione di poter esercitare il proprio diritto di libera scelta. In altre situazioni, invece, per erogare le prestazioni dovute, le stesse strutture del Servizio Sanitario Nazionale potrebbero avvalersi dell'attivita' di liberi professionisti, instaurando con loro specifiche convenzioni sul modello, per esempio, di quelle dei medici di famiglia'', sottolinea Valerio.
''Un'ulteriore strada da percorrere dovrebbe essere sicuramente quella dell'intramoenia per gli infermieri dipendenti, analogamente a quanto avviene per i medici - conclude Valerio - la normativa vigente, con l'obiettivo di tamponare il fenomeno dell'emergenza infermieristica, ha gia' introdotto una particolare tipologia di prestazioni, denominate 'aggiuntive', svolte in regime libero professionale, al di fuori dell'orario di lavoro e in favore della stessa amministrazione di appartenenza''.
Ipasvi a Istituzioni, Ssn non e' fatto solo di medici
Gli infermieri rivendicano il ruolo attivo nella gestione dei servizi assistenziali
Roma, 22 ott. (Adnkronos) - ‘’Alle Istituzioni si chiede un atto di coraggio: non ci sono solo i medici nella sanita’’’. E’ la richiesta rivolta alla politica da Annalisa Silvestro, presidente della Federazione nazionale dei collegi degli infermieri Ipasvi, a conclusione del XIV congresso a Roma. Appuntamento al quale hanno partecipato oltre 5 mila infermieri, che si sono confrontati con i rappresentanti della professione di Regno Unito, Irlanda, Francia, Spagna, Grecia, Romania e Croazia.
‘’Lo sviluppo del ‘nursing’ come scienza e come professione - afferma la Silvestro - e’ stata una lunga battaglia, che ha portato a grandi conquiste professionali’’. Gli infermieri chiedono ora di contare di piu’ nell’organizzazione del lavoro, che al momento li penalizza, dentro e fuori gli ospedali e dicono no allo strapotere e alle ‘invasioni di campo’ dei medici. Molteplici le rivendicazioni, messe nero su bianco nella mozione con cui si e’ concluso il congresso: un ruolo attivo e specifico nella gestione dei servizi assistenziali e nella consultazione con gli organi istituzionali nazionali e locali addetti alla programmazione degli interventi sanitari, delle dotazioni strutturali e delle risorse umane; l’avvio di una nuova progressione di carriera all’interno del ruolo professionale; la determinazione di nuovi standard per le proprie competenze economiche; il diritto ad una formazione post laurea di qualità e con modalità di accesso garantite per tutti i professionisti del Ssn.
‘’Chi sviluppa malattie croniche e gravi disabilita’ - afferma Marco Trabucchi, presidente della Societa’ di geriatria - diventa ancora piu’ dipendente da personale qualificato, con cui e’ molto importante il rapporto umano. Esigenze a cui solo la professione infermieristica, come si e’ sviluppata oggi, e’ in grado di dare risposte‘’.
‘’Le riforme attuate negli ultimi anni - commenta Federico Spandonaro, responsabile Ceis Sanita’ dell’universita’ Tor Vergata di Roma - hanno perso di vista l’elemento fondamentale dell’efficienza di un sistema, l’organizzazione. E questa, che e’ la prima fonte di spreco, non e’ cambiata negli ultimi anni’’.
Roma, 22 ott.2005 (Adnkronos Salute) - 
Basta con lo stereotipo dell'infermiere che 'ciabatta' in giro per l'ospedale. Basta con l'immagine dell'infermiera sexy, poco vestita e disponibile, protagonista delle commedie erotiche degli anni '70 e ancora presente sul piccolo e grande schermo. A chiedere il cambiamento dell'immagine di questa professione in tv e al cinema in Italia sono i diretti interessati, durante il XIV congresso della Federazione nazionale dei collegi degli infermieri (Ipasvi), che si chiude oggi al Palalottimatica a Roma. ''In Italia - afferma Annalisa Silvestro, presidente dell'Ipasvi - l'opinione pubblica ha ancora una percezione inadeguata del ruolo e dell'attività degli infermieri. Perche' sono ancora vivi luoghi comuni difficili da scardinare, nonostante la costante crescita di questa professione. Un certo tipo di produzione cinematografica e televisiva presenta la figura dell'infermiere in modo addirittura offensivo, associandola all'erotismo e al sesso. Neppure la fiction - sottolinea - rende giustizia: i protagonisti della sanita' continuano a essere i medici, a cui vengono affidati sempre i ruoli di maggior spessore. Gli infermieri invece, nel migliore dei casi, vengono rappresentati come persone dal grande cuore, ma mai come professionisti con responsabilità e competenze. Anzi, appaiono frustrati, infelici e pettegoli''. E questo ha fatto e continua a far male alla professione: ''Per anni - prosegue la Silvestro - tanti stereotipi hanno allontanato i giovani dalla scelta di questo lavoro''. Diversa, fannno notare gli infermieri, la situazione in altri Paesi. ''La fiction made in Usa - sostiene la Silvestro - si avvale di staff di consulenti per realizzare sceneggiature e copioni corretti nei contenuti. In questi serial i medici, pur rimanendo ancora i protagonisti indiscussi, si confrontano costantemente e collaborano con gli infermieri''. Rispetto all'immagine dell'infermiera subalterna e con scarso potere contrattuale, in Italia la professione e' molto cambiata negli ultimi anni, diventando piu' qualificata. ''E' ora - sottolinea la Silvestro - che questi cambiamenti siano percepiti dall'opinione pubblica. Del resto, il giudizio dei pazienti a contatto con gli infermieri e' positivo''. L'Ipasvi ''pretende'', percio', un ''maggior rigore dagli mezzi di comunicazione, per un'informazione corretta ai cittadini''
Tratto da:
Lo Spiraglio
Bollettino trimestrale di informazione e cultura infermieristica
FOGLIO NOTIZIE INFERMIERI AZIENDA OSPEDALIERA "SAN SEBASTIANO" CASERTA
Anno 2, Numero 1
Maggio 2005
Caserta, 2004
Edizioni Lo Spiraglio
Direttore
Mariarosaria Bonetti
Direttore Scientifico
Prof. Dott. Diego Paternosto
Redazione
Emilia Cocco
Loredana Lentini
Tiziana Limongelli
Egidio Sgueglia
Rosa Varrone
(A pagina 2)
Diamo voce ad un
Pensiero ( a pg 2)
di Serena Orlando
Ci si accorge a volte, durante la
propria carriera lavorativa, di
aver perso quell'entusiasmo che
caratterizzava i primi periodi lavorativi.
Le aspirazioni lasciano il posto alla
stanchezza e alla insoddisfazione,
procurandoci un senso forte di disagio,
e perché no anche di frustrazione. Per
dirla con un termine moderno e sempre
più in uso "Bourn Out".
"L'insorgenza della sindrome di burn-out
negli operatori sanitari segue
generalmente quattro fasi. La prima
fase (entusiasmo idealistico) è
caratterizzata dalle motivazioni che
hanno indotto gli operatori a scegliere
un lavoro di tipo assistenziale: ovvero
motivazioni consapevoli (migliorare il
mondo e se stessi, sicurezza di impiego,
svolgere un lavoro meno manuale e di
maggiore prestigio) e motivazioni
inconsce (desiderio di approfondire la
conoscenza di sé e di esercitare una
forma di potere o di controllo sugli
altri); tali motivazioni sono spesso
accompagnate da aspettative di
"onnipotenza", di soluzioni semplici,
di successo generalizzato e immediato,
di apprezzamento, di miglioramento
del proprio status e altre ancora. Nella
seconda fase (stagnazione) l'operatore
continua a lavorare ma si accorge che
il lavoro non soddisfa del tutto i suoi
bisogni. Si passa così da un
superinvestimento iniziale a un
graduale disimpegno. La fase più critica
del burn-out è la terza (frustrazione).
Il pensiero dominante dell'operatore
è di non essere più in grado di aiutare
alcuno, con profonda sensazione di
inutilità e di non rispondenza del
servizio ai reali bisogni dell'utenza;
come fattori di frustrazione aggiuntivi
intervengono lo scarso apprezzamento
sia da parte dei superiori che da parte
degli utenti, nonché la convinzione di
una inadeguata formazione per il tipo
di lavoro svolto. Il soggetto frustrato
può assumere atteggiamenti aggressivi
(verso se stesso o verso gli altri) e
spesso mette in atto comportamenti
di fuga (quali allontanamenti
ingiustificati dal reparto, pause
prolungate, frequenti assenze per
malattia. Il graduale disimpegno
emozionale conseguente alla
frustrazione, con passaggio dalla
empatia alla apatia, costituisce la
quarta fase, durante la quale spesso
si assiste a una vera e propria morte
professionale. La mia esperienza si
colloca proprio qui, la sensazione di
essere morta professionalmente, mi
procurava un malessere tanto da
somatizzare, ed una mattina svegliarmi
totalmente afona! Ho chiesto aiuto,
ed il tornare a studiare mi ha ridato
uno scopo. Il tornare a confrontarmi
con altri colleghi è stato determinante
per riprendere i contatti con la mia
realtà lavorativa. Che la mia vita
professionale sia totalmente cambiata
è vero! Grazie alla frequentazione del
Master al Campus Biomedico, anche il
mondo di internet, a me sconosciuto
sino ad un anno fa, mi si è aperto,
regalandomi una finestra sulla quale
prima da spettatrice, adesso da attrice,
porto il mio modesto contributo.
Infermierionline, è il gruppo di colleghi
con cui lavoro. Incontrati per caso in
internet, adesso sono una parte
importante per la mia carriera.
Voglio bene alla mia professione, l'ho
vista ammalata e non mi sono
rassegnata. Ho cercato di capire dentro
me stessa come salvarla, ed è stato
alla fine più semplice di quello che si
possa immaginare...è bastato tornare
a volermi bene, salvando me, ho
salvato lei!
All'attenzione di Gianluigi Paragone.
Salve, sono un'infermiera, lavoro nella provincia di Verona, vorrei sottoporle alcuni post che periodicamente tornano in auge nei forum dei nostri siti infermieristici.
Si parla spesso di disagio e mafia, si discute qualche fatto del momento come quello accaduto ad Ercolano, ai tre medici del 118, ma poi tutto finisce, lasciando ogni cosa come sta, in balia dello staticismo di sempre, come se i malavoglia con la loro rassegnazione avessero contagiato questi luoghi senza tempo e speranza.
ecco i links:
http://www.infermierionline.net/forum/topic.asp?TOPIC_ID=73
http://www.nursesarea.it/forum/viewtopic.php?t=8454&sid=564661b2d0acc80c2e95339dbf842023
http://www.infermierionline.net/forum/topic.asp?TOPIC_ID=57
Queste sono alcune delle discussioni dove ci confrontiamo noi infermieri del nord e del sud. Ma il mio dubbio rimane.... possiamo fare qualcosa? Almeno rendere pubblico ciò che succede, ciò che gli infermieri si trovano ad affrontare ogni giorno, altro che Africa, qui si vive sempre in stato d'assedio.
Molti colleghi si vergognano perfino a parlarne, davvero esistono realtà squallide, e guai a chi parla, pena il mobbing, il licenziamento, ritorsioni di ogni genere dentro e fuori dall'ambiente di lavoro.
Pensavo che il sistema delle caste sociali fosse d'altri tempi, ma sbagliavo.
Ringraziando anticipatamente per l'attenzione concessami e sperando in una sua risposta, la saluto cordialmente.
Lucia
http://www.radionews.it/live/
Il ruolo degli infermieri è fondamentale nell'individuazione e nella gestione del dolore infantile: è quanto rivela uno studio dell'Università del Michigan. La ricerca, i cui primi risultati sono stati pubblicati sul numero di maggio-giugno dell'American Journal of Maternal Child Nursing, è stata condotta raccogliendo dati su 67 infermieri e 132 bambini. E dimostra che la maggior parte degli infermieri ha buone capacità nella gestione del dolore. L'inadeguata o insufficiente somministrazione di farmaci antidolorifici da parte del medico è stata identificata dal 99% degli infermieri come la barriera più grande alla gestione del dolore. Secondo l'American Pain Society circa il 15-20% dei bambini sono affetti da dolore cronico e troppo spesso sono incapaci di comunicare o gli adulti non sono in grado di comprendere il loro disagio.
http://www.repubblica.it/supplementi/salute/2005/06/16/medicinaassistenzaesanitagrave/024bre45324.html