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venerdì, 23 maggio 2008
Lista dei rischi in chirurgia

Arriva in chirurgia la lista dei rischi

Contro gli "avventi avversi" uno studio dell'Associazione Amici Fondazione Pinna Pintor a Torino

di Daniele Diena

La prova dei motori. Poi i flap. Il sistema antincendio e quello che evita la formazione del ghiaccio sulle ali. Sono solo alcuni dei rigorosi test che ogni pilota d'aereo effettua prima del rullaggio sulla pista, seguendo una precisa check list che ne prevede altri in prossimità del decollo, della navigazione e dell'atterraggio. Un'esperienza preziosa e collaudata, quella dell'aeronautica, ideata e periodicamente aggiornata per ottimizzare la sicurezza del volo. Bene, da quest'esperienza nasce la "check list della chirurgia".
L'idea è dell'associazione "Amici della Fondazione Arturo Pinna Pintor", che nei giorni scorsi ha proposto una particolare ricerca clinica sul controllo dei cosiddetti "avventi avversi" in chirurgia che sarà realizzata presso la storica clinica torinese, impegnando parte del personale medico e paramedico sull'arco di un anno. Obiettivo dello studio è quello di ridurre e possibilmente eliminare quella variegata serie di "eventi avversi" che, come registrano periodicamente le cronache ma anche la letteratura scientifica, sono una costante della medicina e della chirurgia.
Talvolta sono semplici effetti collaterali, altre volte vere e proprie complicazioni, spesso problemi di comunicazione tra gli operatori sanitari che si traducono in errori d'indicazione o d'esecuzione. Di qui l'idea di stabilire un certo numero di verifiche da effettuarsi sia sull'équipe chirurgica sia sui pazienti nelle tre fasi cruciali: preoperatoria, intraoperatoria e postoperatoria. Ne è scaturita una check list che gli operatori coinvolti nella sperimentazione sono tenuti a seguire, svolgendo una serie di controlli da documentare su appositi moduli. E se la procedura non è stata seguita l'intervento non è autorizzato.
Ma vediamo in cosa consiste questa nuova scommessa per la sicurezza in chirurgia. Al primo posto della check list ci sono i fattori concernenti l'équipe chirurgica: "L'équipe va scelta in funzione dell'intervento e non più affidata semplicemente a chi è di turno", spiega il professor Fausto Badellino, chirurgo oncologo di fama, per lunghi anni all'Istituto Nazionale Tumori di Genova e nell'Unione Internazionale contro il Cancro, che come presidente dell'Associazione Amici della Fondazione Pinna Pintor ha elaborato la proposta, "e l'intervento dev'essere preceduto da un briefing del personale, compresi gli strumentisti e gli anestesisti". Il briefing esaminerà i vari fattori riguardanti l'intervento come l'invasività, la durata e le possibili varianti: "Bisogna prevedere tutti i possibili imprevisti", spiega Badellino. Di qui altri due punti cruciali della check list: la verifica della disponibilità dell'"imaging", la diagnostica ad immagini (Tac, Pet, sonde a fibre ottiche e radioguidata) che supporta l'intervento di fronte ad imprevisti come i tumori, e di altri specialisti, come il patologo per gli esami tissutali intraoperatori.
Segue un'articolata serie di fattori riguardanti il paziente: dati demografici, anatomici, patologici, terapie pregresse, in atto, adiuvanti ecc. Infine le variabili in gioco nel post intervento: dalla terapia intensiva alla rianimazione, senza trascurare le modalità corrette di rapportarsi ai familiari. La check list è divisa in tre sezioni, affidate al primario, al capo sala e all'anestesista. L'efficacia si vedrà tra una anno, intanto un primo risultato positivo è già venuto da un'esperienza analoga curata dalla Commissione nazionale canadese per la sicurezza dei pazienti: l'utilizzo di questo tipo di monitoraggio in 172 trattamenti chirurgici ha abbassato gli errori di comunicazione tra gli operatori sanitari dal 3,95% dei casi all'1,31.

da Repubblica.it

Postato da: infernierionline.net a maggio 23, 2008 05:46 | link | commenti (1)


Commenti
#1    23 Maggio 2008 - 19:02
 
E' una sanità sempre più esigente che richiede personale sempre più formato ma soprattutto informato.
Il sistema investe troppo sulla parte medica e tende come al solito a relegare a una sorta di cenerentola la professione dell'infermiere. (vedasi politica e favoritismi attuati dalle aziende universitarie nei confronti degli studenti medici rispetto a quelli delle professioni sanitarie)
IL SISTEMA DEVE INVESTIRE MAGGIORMENTE SULLA FIGURA DEL'INFERMIERE.
Ho una mia personale visione del corso di studi in infermieristica, purtroppo non avallata dalla maggioranza dei miei colleghi.
Ok per la laurea triennale che deve limitarsi all'apprendimento di uno studio puramente teorico e sicuramente molto più approfondito rispetto all'attuale in materia di scienza infermieristica.
Quindi solo didattica frontale ed attività di laboratorio. L'ultimo anno prevede un approccio approssimativo con la pratica ospedaliera (come per gli studenti di medicina) supportato dalla presenza di tutor. Alla laurea seguono obbligatoriamente due anni di formazione pratica: uno in area generale ed il secondo nell'area di specializzazione che si vuole conseguire. Ai due anni si accede tramite borsa di studio. Il periodo di pratica ospedaliera viene retribuito con assegno mensile come per i medici in formazione. Al termine della specializzazione si possono sostenere esami a concorso relativi alla specializzazione conseguita.
Questo tipo di formazione ha diritto ad essere supportata da uno stipendio adeguato. Hai investito di più in energie e denaro per la formazione, hai maggiore facoltà nel reclamare ed ottenere per la categoria uno stipendio che superi i 2.500 euro.
Al di là di tutto, quello attuale che viaggia a poche centinaia di euro in più rispetto allo stipendio di un ausiliario ( calcolataci pure l'indennità notturna che gli ausiliari non hanno perché non fanno turni di notte) è per chi è abituato ad accontentarsi, (la categoria alla grande è ancorta costituita da donne) e per chi non ha la minima consapevolezza delle responsabilità che giornalmente gravano sulla figura dell'infermiere.
saluti da un'infermiera
utente anonimo

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