Ma in Italia il rapporto infermieri-abitanti e' molto piu' basso
rispetto alla media europea (8,2 operatori ogni 1.000 cittadini)
Roma, 20 ott. - (Adnkronos) - Donna, tra i 31 e i 40 anni d'eta', laureata e fortemente motivata. E' l'identikit dell'infermiere in Europa, Italia compresa. Lo traccia una ricerca dalla Federazione nazionale collegi infermieri (Ipasvi), presentata in apertura del XIV Congresso nazionale della professione al Palalottomatica a Roma. Questa professione, rivalutata rispetto al passato, e' dunque sempre piu' rosa. In Irlanda e Croazia il 92% degli infermieri e' donna, in Grecia e Regno Unito il 90%, in Francia l'87%, in Spagna l'83% e in Italia il 79%. Relativamente bassa l'eta' media: in Spagna, Italia, Francia, Grecia e Croazia oltre il 55% della categoria ha tra i 18 e i 40 anni. Solo in Irlanda gli infermieri ultra40enni rappresentano il 53% del totale. Secondo la ricerca, inoltre, e' elevato il grado di istruzione. Gli infermieri hanno frequentato un corso base, spesso universitario, della durata minima di tre anni, a cui puo' seguire la laurea specialistica e il master.
''Il quadro normativo che regolamenta la formazione e l'esercizio professionale degli infermieri italiani - afferma Annalisa Silvestro, presidente dell'Ipasvi - e' tra i piu' avanzati non solo in Europa, ma anche nel mondo. Questo ci pone davanti a un nuovo problema: all'elevata specializzazione non e' corrisposto un adeguato riconoscimento in termini contrattuali ne' in Italia ne' all'estero''. La scarsa valorizzazione dell'infermiere ha allontanato negli anni scorsi i giovani da questa scelta lavorativa, con il risultato che nel nostro Paese il rapporto infermieri-abitanti e' molto piu' basso rispetto alla media europea stimata dall'Ocse, 8,2 operatori ogni 1.000 cittadini. Siamo penultimi in Europa, come dimostrano i dati: nel 2003 in Irlanda 14,8 infermieri ogni 1.000 abitanti, nel Regno Unito 9,7, in Spagna 7,5, in Francia 7,3, in Italia 5,4 e in Grecia 3,9. Al contrario siamo il Paese con il maggior numero di medici, 4 ogni 1.000 abitanti. Infine, l'Ipasvi chiede di tener conto che questa e' sempre piu' una professione 'in rosa'. ''Sono necessarie - afferma la Silvestro - nuove logiche contrattuali che rispondano a questa particolarita', a sostegno delle donne''.
Il sottosegretario alla Salute: ''Vi raccomando soprattutto la capacita' di ascolto,
perche' una carezza puo' valere molto piu' di una medicina''
Roma, 21 ott. - (Adnkronos) - ''Il ruolo dell'infermiere e' sicuramente importante come quello del medico, se non di piu'''. Lo ha affermato il sottosegretario alla Salute, Domenico Di Virgilio, intervenendo oggi a Roma al XIV Congesso Ipasvi.
''Oggi mi trovo qui in veste istituzionale e rappresento le istituzioni come medico, grazie all'attivita' svolta per 40 anni'', ha sottolineato, assicurando che ''se attualmente l'Italia e' il secondo Paese al mondo per l'assistenza sanitaria, e' merito degli infermieri. In Italia ne mancano tanti e abbiamo una necessita' urgente anche di personale straniero'', ha proseguito. E ha concluso con un invito ai professionisti: ''Vi raccomando soprattutto la capacita' di ascolto, perche' una carezza puo' valere molto piu' di una medicina, specialmente per i malati cronici che hanno bisogno di un forte impatto umano. Auspico quindi un ruolo infermieristico il piu' possibile formato e umanizzato''.
Sasso, preparazione infermieri centrale per qualita' assistenza
La segretaria della Federazione nazionale dei collegi Ipasvi: ''La complessita’ del sapere richiesto oggi rende necessario portare la formazione nelle aule universitarie''
Roma, 21 ott. (Adnkronos Salute) - La qualita’ dell’assistenza inizia dalla formazione, che rappresenta un passaggio fondamentale per gli infermieri impegnati in corsia. A ricordarlo oggi, al XIV Congresso Ipasvi in corso a Roma, e’ Loredana Sasso, segretaria della Federazione nazionale dei collegi Ipasvi. La formazione infermieristica di base in Italia rappresenta il primo tratto del percorso che porta i giovani a svolgere la professione. E su questo fronte un’accelerazione significativa e’ stata data negli ultimi tre anni dai nuovi ordinamenti didattici del diploma universitario in Scienze infermieristiche, per poi passare alla creazione di corsi di laurea via via piu’ articolati con il triennio di base, il biennio specialistico e i master di primo e secondo livello. ‘’Che si dovesse portare la formazione dei futuri infermieri nelle aule universitarie e’ sempre stato un obiettivo condiviso dalle rappresentanze professionali in ambito europeo - ha sottolineato Sasso - e le ragioni sono chiare a tutti: la complessita’ del sapere richiesto oggi per poter garantire un’assistenza di qualita’ e’ tale da rendere impossibile elaborare queste conoscenze al di fuori dell’istituzione che e’ ai vertici di tutti i percorsi di formazione’’.
La formazione infermieristica universitaria, secondo gli esponenti dell’Ipasvi, vanta oggi tre punti di forza: una preparazione aggiornata, al passo con le innovazioni scientifiche e tecnologiche; un ambiente stimolante che invita alla ricerca, alla riflessione sistematica e all’approccio critico al sapere; un’identita’ professionale di alto profilo, percepita come tale dagli studenti-infermieri e dal mondo esterno. Presupposti che diventano fondamentali con l’allungamento della vita media, che si traduce in un aumento delle richieste di assistenza. Per fronteggiare queste nuove domande, le figure professionali piu’ necessarie sono proprio gli infermieri, che devono pero’ poter contare su una formazione adatta a renderli competenti e autonomi. Nei Paesi dove il passaggio alla formazione universitaria per gli infermieri non si e’ ancora compiuto o si e’ compiuto in modo parziale, ad esempio in Francia o in Grecia - ricordano dal congresso capitolino - questa situazione sta pesando non poco sulla complessiva capacita’ del sistema sanitario di offrire risposte alla crescente domanda di assistenza. ‘’Il nuovo percorso universitario avviato in Italia - ha ribadito Sasso - forma un nuovo infermiere sempre piu’ orientato alla conoscenza, alla ricerca, al coordinamento del personale di supporto e al confronto con le altre figure professionali del mondo sanitario. Questo sara’ un vantaggio per tutti, ma lo sara’ ancora di piu’ se si riuscira’ a non perdere nel corso di questa trasformazione le doti che sono da sempre alla base della professione: il sapere che diventa ‘saper fare’ e il contatto umano. Ma questo cambiamento - conclude - diventera’ un vero successo quando a parlare della nuova immagine dell’infermiere saranno i pazienti che l’avranno percepita in tutta la sua forza’’.
IPASVI, infermieri non solo in ospedale ma professione a 360 gradi
Isabella D'Ambrosio: ''In Italia sono circa 12 mila nell'area militare, sociale e del lavoro, impiegati in enti pubblici e privati quali Forze Armate, Polizia di Stato, istituti penitenziari, aziende private''
Roma, 21 ott. - (Adnkronos) - ''Scardiniamo con coraggio lo stereotipo dell'infermiere all'italiana. Recuperiamo lo spirito d'avventura che alberga in ognuno di noi, scopriamo nuovi ambiti in cui declinare la nostra professione, aumentiamo la risonanza delle iniziative vincenti''. L'appello arriva da Isabella D'Ambrosio, della Direzione sanitaria-unita' sanitaria territoriale Rete ferroviaria italiana di Milano nel corso del XIV Congresso nazionale della Federazione nazionale Collegi infermieri Ipasvi, in corso a Roma. L'infermiere, infatti, non e' solo colui che lavora soprattutto in ospedale, e l'immagine del 'paramedico' ormai suona come un'offesa: in Italia sono circa 12 mila gli infermieri dell'area militare, sociale e del lavoro, impiegati in enti pubblici e privati quali Forze Armate (Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri), Polizia di Stato, Istituti penitenziari, aziende private, Inail, Inps. ''Proprio dalla percezione sociale dell'infermiere nell'immaginario collettivo occorre partire - spiega D'Ambrosio - per conquistare quella considerazione e quel rispetto che ancora risultano carenti e sminuiscono il valore sociale dell'infermiere in contrasto con l'ascesa culturale della professione sancita da titoli universitari e da carriere accademiche. E' possibile rintracciare in questa ricca articolazione di ruoli infermieristici un fattore comune a tutti: il vivere questa scelta con spirito di iniziativa e di intraprendenza dettate dalla profonda consapevolezza del proprio valore umano e professionale, a cui sottende una sorta di sfida piu' o meno inconscia lanciata allo stereotipo dell'infermiere''.
Fra i compiti istituzionali della Sanita' militare rivestono particolare attualita' l'assistenza e il soccorso alla collettivita' in caso di pubbliche calamita' e l'impegno in missioni umanitarie in teatri di operazioni internazionali. Nel ruolo infermieristico militare sono previste attivita' di coordinamento e controllo, competenze infermieristiche specifiche, assistenza nelle esercitazioni a fuoco, prevenzione delle malattie, igiene alimentare mentale e del lavoro, attivita' in ambito medico-legale, oltre all'impegno nella tenuta e custodia dei materiali. L'infermiere inoltre contribuisce a individuare precocemente giovani a rischio di disagio per tratti di personalita' non compatibili con il particolare stile di vita militare. "In contesti militari interforze diventa sempre piu' pressante la necessita' di equiparare e uniformare l'inquadramento dei nostri infermieri attualmente sottufficiali ai loro colleghi europei inquadrati nel ruolo di ufficiali -prosegue D'Ambrosio- molti altri operano nella Croce Rossa, nell'Istituto nazionale della previdenza sociale (Inps), nell'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni (Inail), dove l'infermiere contribuisce all'accertamento dell'inabilita' temporanea assoluta, dei postumi permanenti, alla valutazione delle malattie professionali''. L'infermiere impiegato nella Sanita' del lavoro puo' avere in alcuni casi un doppio ruolo: uno inerente alla funzione specifica di infermiere e l'altro come dipendente di quella particolare azienda, ma sempre con uno sguardo attento al decreto legislativo 626/94, che mira al miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori sui luoghi di lavoro.
Il ruolo di infermiere puo' variare molto a seconda della tipologia dell'azienda, spaziando dal primo soccorso alla gestione delle visite di prevenzione per malattie professionali e medicina legale, alla tenuta delle cartelle sanitarie anche informatizzate. Ma tanti altri lavorano nel Gruppo ferrovie dello Stato, i Trasporti locali, in aziende farmaceutiche e in tante tipologie di industria. Un ruolo particolare ha l'infermiere negli istituti di pena. ''E' innegabile - spiega D'Ambrosio - l'azione pedagogica di carattere sanitario, con corsi di formazione sulla trasmissione delle malattie infettive ai detenuti, oltre che assistenza infermieristica in un ambito di grande impatto sociale, se pensiamo al turn-over della popolazione carceraria e a tutte le persone coinvolte. Ancora piu' indispensabile e' l'opera degli infermieri negli Opg (Ospedali psichiatrici giudiziari), in cui sono recluse le persone ritenute socialmente pericolose. Ma per un'opera efficace di riabilitazione servirebbe un numero maggiore di infermieri e anche in questo caso c'e' una grave carenza numerica''.
L'aumento delle immatricolazioni ai corsi di laurea infermieristica avra' i suoi effetti solo a lunga distanza
Roma, 21 ott. (Adnkronos) - In Italia mancano 40 mila infermieri. La denuncia arriva dal palco del XIV Congresso nazionale della Federazione nazionale Collegi infermieri Ipasvi in corso a Roma. I quasi 7 mila laureati l'anno, infatti non riescono a coprire il turn-over fisiologico tra chi entra nel mondo del lavoro e chi va in pensione. Inoltre, la buona notizia di un aumento del 31,4% negli ultimi 5 anni nelle immatricolazioni ai corsi di laurea infermieristica avra' i suoi effetti a distanza.
''L'Italia ha bisogno di infermieri - afferma Danilo Massai, componente del Comitato centrale della Federazione Collegi Ipasvi e direttore del Dipartimento di Formazione e sviluppo risorse umane all'Asl 11 di Empoli - Nonostante gli sforzi di tutti e i numeri in crescita nei corsi formativi, infatti, la carenza di infermieri nel nostro Paese e' ancora troppo alta e i 40 mila posti vanno coperti''.
L'infermiere, aggiunge Massai, ''e' un operatore del campo della salute e non semplicemente della sanita', e cio' significa avere responsabilita' importanti, che devono portare a percorsi assistenziali adatti per gli ospedali e per il territorio''. Carenza di personale significa anche una diminuzione dell'attenzione nell'assistenza, ''poiche' si e' impegnati in altri ruoli come l'attivita' domestica alberghiera o l'amministrazione. Liberarsi da questi compiti significa invece avere piu' tempo per il paziente, e quindi da un lato diminuire la possibilita' di errori e dall'altro aumentare le percentuali di guarigione dei malati''.
Ma grandi carenze nel numero di infermieri non ci sono solo in Italia, bensi' anche negli altri Paesi europei, dove si registrano esperienze diverse. ''Negli ultimi 15 anni il numero degli infermieri e' cresciuto in Francia del 15%, ma la necessita' di aumentare gli iscritti ai corsi ha reso le selezioni meno dure e cio' ha portato a un alto abbandono dei nostri studenti: uno su 4 lascia prima del previsto'', racconta Monique Sobole, tesoriere e segretario aggiunto dell'Apoiif, l'Associazione dell'ordine infermieri francese. ''Il problema vero - precisa - e' che la figura degli infermieri non e' molto attraente tra i giovani, perche' mancano il riconoscimento sociale adeguato e la formazione giusta e anche le retribuzioni non sono molto alte''.
Un modo per risolvere la mancanza di infermieri in Italia, come all'estero, e' ricorrere agli stranieri: ''La prima cosa da conoscere e' la lingue del posto dove si lavora - evidenzia Carol Lynn Cox, docente di Pratica clinica avanzata alla St. Bartholomew School of nursing Midwifery di Londra - E' per questo che e' obbligatorio un corso di inglese per gli stranieri e un esame prima di accedere alle lezioni vere e proprie''.
Ma ''il problema e' anche parlare con i pazienti che non sono del posto. Gia' il constatare che a Londra c'e' un 63% di minoranze etniche che non parla inglese e' un dato che fa riflettere e anche in questo caso bisogna trovare una soluzione''. Anche l'Irlanda si affida prima di tutto all'esame di lingua per gli stranieri e ''solo dopo si possono affrontare i mesi di lavoro in reparto'', testimonia Anne Carrigy, presidente di An Board Altrains d'Irlanda e vicepresidente della Fepi (Federazione europea professioni inferimieristiche). ''In Europa serve un coordinamento delle realta' nazionali - conclude Massai - Mettere insieme progetti comuni significa anche avere piu' peso a livello politico''.
Valerio: ''Un'ulteriore strada da percorrere dovrebbe essere quella dell'intramoenia, come per i medici''
Roma, 21 ott. - (Adnkronos) - Diecimila infermieri in Italia esercitano la libera professione. Sette su 10 sono donne e il 50% ha meno di 45 anni e vive soprattutto nel Nord Italia. In particolare 6 mila svolgono un'attivita' individuale, 3 mila sono associati e mille hanno rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, ovvero all'interno di cooperative sociali, dove gli infermieri operano in qualita' di soci lavoratori che hanno instaurato un rapporto di lavoro autonomo. I dati sono stati presentati oggi da Giovanni Valerio, componente del Comitato centrale della Federazione nazionale dei collegi Ipasvi, nel corso del XIV Congresso nazionale che si tiene a Roma.
''Al di la del dato ufficiale, la libera professione e' in continuo sviluppo e sta assumendo, con il trascorrere del tempo, una valenza sempre piu' ampia - dice Valerio - La politica di questo decennio e' stata orientata a concentrare nell'ospedale soltanto gli interventi mirati, cioe' le emergenze, le grandi specializzazioni e i cosiddetti malati 'acuti'. Questo processo ha prodotto sul territorio una fortissima domanda di assistenza infermieristica da parte della popolazione, domanda che in parte risulta ancora insoddisfatta. Cio' ha creato il terreno favorevole per la nascita e l'affermazione di forme di esercizio libero professionale, tradizionalmente poco diffuso tra gli infermieri''.
Anche se la posizione della Federazione Ipasvi e' schierata nettamente per un sistema sanitario a governo pubblico, ''questo non significa che chi lo desideri non possa 'integrare' le prestazioni messe a disposizione dallo Stato con altre: il cittadino infatti deve essere messo nella condizione di poter esercitare il proprio diritto di libera scelta. In altre situazioni, invece, per erogare le prestazioni dovute, le stesse strutture del Servizio Sanitario Nazionale potrebbero avvalersi dell'attivita' di liberi professionisti, instaurando con loro specifiche convenzioni sul modello, per esempio, di quelle dei medici di famiglia'', sottolinea Valerio.
''Un'ulteriore strada da percorrere dovrebbe essere sicuramente quella dell'intramoenia per gli infermieri dipendenti, analogamente a quanto avviene per i medici - conclude Valerio - la normativa vigente, con l'obiettivo di tamponare il fenomeno dell'emergenza infermieristica, ha gia' introdotto una particolare tipologia di prestazioni, denominate 'aggiuntive', svolte in regime libero professionale, al di fuori dell'orario di lavoro e in favore della stessa amministrazione di appartenenza''.
Ipasvi a Istituzioni, Ssn non e' fatto solo di medici
Gli infermieri rivendicano il ruolo attivo nella gestione dei servizi assistenziali
Roma, 22 ott. (Adnkronos) - ‘’Alle Istituzioni si chiede un atto di coraggio: non ci sono solo i medici nella sanita’’’. E’ la richiesta rivolta alla politica da Annalisa Silvestro, presidente della Federazione nazionale dei collegi degli infermieri Ipasvi, a conclusione del XIV congresso a Roma. Appuntamento al quale hanno partecipato oltre 5 mila infermieri, che si sono confrontati con i rappresentanti della professione di Regno Unito, Irlanda, Francia, Spagna, Grecia, Romania e Croazia.
‘’Lo sviluppo del ‘nursing’ come scienza e come professione - afferma la Silvestro - e’ stata una lunga battaglia, che ha portato a grandi conquiste professionali’’. Gli infermieri chiedono ora di contare di piu’ nell’organizzazione del lavoro, che al momento li penalizza, dentro e fuori gli ospedali e dicono no allo strapotere e alle ‘invasioni di campo’ dei medici. Molteplici le rivendicazioni, messe nero su bianco nella mozione con cui si e’ concluso il congresso: un ruolo attivo e specifico nella gestione dei servizi assistenziali e nella consultazione con gli organi istituzionali nazionali e locali addetti alla programmazione degli interventi sanitari, delle dotazioni strutturali e delle risorse umane; l’avvio di una nuova progressione di carriera all’interno del ruolo professionale; la determinazione di nuovi standard per le proprie competenze economiche; il diritto ad una formazione post laurea di qualità e con modalità di accesso garantite per tutti i professionisti del Ssn.
‘’Chi sviluppa malattie croniche e gravi disabilita’ - afferma Marco Trabucchi, presidente della Societa’ di geriatria - diventa ancora piu’ dipendente da personale qualificato, con cui e’ molto importante il rapporto umano. Esigenze a cui solo la professione infermieristica, come si e’ sviluppata oggi, e’ in grado di dare risposte‘’.
‘’Le riforme attuate negli ultimi anni - commenta Federico Spandonaro, responsabile Ceis Sanita’ dell’universita’ Tor Vergata di Roma - hanno perso di vista l’elemento fondamentale dell’efficienza di un sistema, l’organizzazione. E questa, che e’ la prima fonte di spreco, non e’ cambiata negli ultimi anni’’.
Roma, 22 ott.2005 (Adnkronos Salute) - 
Basta con lo stereotipo dell'infermiere che 'ciabatta' in giro per l'ospedale. Basta con l'immagine dell'infermiera sexy, poco vestita e disponibile, protagonista delle commedie erotiche degli anni '70 e ancora presente sul piccolo e grande schermo. A chiedere il cambiamento dell'immagine di questa professione in tv e al cinema in Italia sono i diretti interessati, durante il XIV congresso della Federazione nazionale dei collegi degli infermieri (Ipasvi), che si chiude oggi al Palalottimatica a Roma. ''In Italia - afferma Annalisa Silvestro, presidente dell'Ipasvi - l'opinione pubblica ha ancora una percezione inadeguata del ruolo e dell'attività degli infermieri. Perche' sono ancora vivi luoghi comuni difficili da scardinare, nonostante la costante crescita di questa professione. Un certo tipo di produzione cinematografica e televisiva presenta la figura dell'infermiere in modo addirittura offensivo, associandola all'erotismo e al sesso. Neppure la fiction - sottolinea - rende giustizia: i protagonisti della sanita' continuano a essere i medici, a cui vengono affidati sempre i ruoli di maggior spessore. Gli infermieri invece, nel migliore dei casi, vengono rappresentati come persone dal grande cuore, ma mai come professionisti con responsabilità e competenze. Anzi, appaiono frustrati, infelici e pettegoli''. E questo ha fatto e continua a far male alla professione: ''Per anni - prosegue la Silvestro - tanti stereotipi hanno allontanato i giovani dalla scelta di questo lavoro''. Diversa, fannno notare gli infermieri, la situazione in altri Paesi. ''La fiction made in Usa - sostiene la Silvestro - si avvale di staff di consulenti per realizzare sceneggiature e copioni corretti nei contenuti. In questi serial i medici, pur rimanendo ancora i protagonisti indiscussi, si confrontano costantemente e collaborano con gli infermieri''. Rispetto all'immagine dell'infermiera subalterna e con scarso potere contrattuale, in Italia la professione e' molto cambiata negli ultimi anni, diventando piu' qualificata. ''E' ora - sottolinea la Silvestro - che questi cambiamenti siano percepiti dall'opinione pubblica. Del resto, il giudizio dei pazienti a contatto con gli infermieri e' positivo''. L'Ipasvi ''pretende'', percio', un ''maggior rigore dagli mezzi di comunicazione, per un'informazione corretta ai cittadini''
La Repubblica Salute del 06/10/2005 tratto dalla rassegna stampa Ipasvi nazionale (www.ipasvi.it)
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| GENTILI amici di "Salute", negli ultimi mesi si sono ripetuti episodi di aggressione agli infermieri dei Pronto soccorso di varie città italiane. L'ultimo di questi sconsiderati atti si è verificato a Livorno, dove un utente ha causato io giorni di prognosi all'infermiere addetto al triage, cioè al filtro di accesso dei pazienti in base alla gravita delle loro condizioni. Per giustificarsi, l'aggressore ha spiegato che non accettava di essere "selezionato" e valutato da un infermiere, pretendendo per tale bisogna un medico. Nella mia qualità di presidente del collegio Infermieri spezzino, l'ordine professionale che tenta fra le altre cose di spiegare alla popolazione il ruolo peraltro rinnovato della categoria, vorrei ricordare che sono le Leggi ben precise ad assegnare alla figura professionale sanitaria dell'infermiere (dal 1996 formata esclusivamente in Università ruolo di se questo preciso ezionatore dei (moltissimi) utenti che, a vario titolo, si presentano ai pronto soccorso italiani. La prima norma storica in materia è stata quella che ha istituito il 118 in Italia, e risale al 27 marzo del 1992; in seguito altre norme hanno ribadito che, purché opportunamente formato e purché in servizio da almeno 6 mesi in quella sede, è l'infermiere ad assegnare (in base a protocolli e now-chart di valutazione) il "codice colore" di gravita, che può essere bianco (meno grave), verde, giallo, rosso (imminente pericolo di vita, accesso immediato in struttura). |