
Raccolta di articoli giornalistici e altro su quanto ruota intorno alla professione infermieristica.

Lunedì 25 Luglio 2005 da "il messaggero"
Stimate le necessità: il documento all’esame delle Regioni, potrebbe essere allargato il numero chiuso dei corsi universitari
Nuova mappa del ministero della Salute per infermieri, fisioterapisti, dietisti e igienisti
di CARLA MASSI
ROMA - Infermieri, fisioterapisti, logopedisti, tecnici di radiologia e laboratorio, ostetriche, igienisti dentali, dietisti e ortottisti. In tutto, cinquantamila posti. Ne servono 50mila in più negli ospedali e nelle Asl. Non medici, ma superspecialisti che seguono e portano avanti la terapia decisa dai camici bianchi. Il ministero della Salute, prevedendo i pazienti prossimi venturi, ha fatto una stima voce per voce. A cominciare dagli infermieri: ne mancano 15.265. La nuova mappa raccoglie quei ruoli che, in burocratese, sono identificati come ”operatori di supporto alle professioni sanitarie“. Il lavoro ora è allo studio della conferenza Stato-Regioni e, dopo la discussione, passerà al ministero dell’Università e della Ricerca. Questo, infatti, sulla base della stima, deciderà in quale misura allargare il numero dei posti disponibili nei diversi corsi di laurea breve.Un segnale, dunque, che indica in quale direzione si sta muovendo l’assistenza: sempre più addetti all’area socio sanitaria, alla riabilitazione e alla tecnologia. Sempre meno medici. E’ l’allungamento medio dell’età che obbliga a questo. Entro il 2011 gli over 65 anni aumenteranno di ben un milione emezzo. Passando dall’attuale 18,7% al 20,7% dell’intera popolazione. Una previsione del rapporto del Welfare: nel 2050 si conterà un ultraottantennne ogni sette abitanti. E’ facile immaginare che, l’anziano, oltre che del medico, ha bisogno di infermieri, fisioterapisti. Spesso, logopedisti, per riprendere confidenza con la parola dopo un ictus. E’ di due giorni fa il grido d’allarme del vicesindaco di Ladispoli Rosa Russi: la Regione, per mancanza di fondi, non ha rinnovato il contratto di collaborazione ad una logopedista in servizio al poliambulatorio.
Visto il quadro, i cinquantamila posti sembrano anche pochi. Ai primi posti nella classifica delle carenze, dopo gli infermieri, proprio i fisioterapisti seguiti dai tecnici di radiologia e le ostetriche. Nell’elenco appaiono anche delle figure nuove, dei ruoli che, fino ad oggi, non erano certo familiari negli ambulatori e nelle corsie. Una per tutte rigurda la cardiologia. Non a caso, dal momento che gli attacchi cardiocircolatori sono la prima causa di morte e, a quei reparti, bussano soprattutto gli ultrasessantenni. Uomini ma, in numero sempre crescente, anche le donne.
Nella lista, il ministero della Salute, indica l’esigenza di 213 ”Tecnici della fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione vascolare”. «Proprio quest’anno a novembre - spiega Massimo Santini, direttore del Dipartimento cardiovascolare del San Filippo Neri di Roma - usciranno dal nostro corso di laurea, coordinato con l’università Cattolica, i primi trenta diplomati in fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione vascolare. Fino ad oggi questi ruoli sono stati ricoperti da infermieri che si sono specializzati spesso sul campo, che hanno fatto corsi di aggiornamento». A loro, il compito di eseguire le ecocardiografie, sviluppare il tracciato di un holter messo al paziente per 24 ore, controllare un pace-maker o un defibrillatore. «Sono degli esecutori di metodiche superspeciliazzati e fondamentali per il lavoro del medico - aggiunge Santini - ma non possono fare diagnosi o decidere terapie. In sala operatoria si occupano della circolazione extra-corporea, sono presenti nelle sedute di emodinamica per l’impianto di stent coronarici. E’ chiaro che l’espansione della tecnologia obbliga ad una maggiore settorialità e supercompetenze. Benvengano».
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