Tratto da: Il Corriere della sera
Addio alle sigarette. Con la fantasia dei ragazzi
Una sfida tra le scuole per la migliore campagna anti-tabacco
di Beppe Severgnini
Provate a spiegare a una quindicenne che fumare fa male. Vi guarderà come si guarda un piccione, un ponte o un vecchio foglio di giornale: un misto di abitudine, affetto e magnifico disinteresse. A quindici anni ci si ritiene (comprensibilmente, inevitabilmente) immortali. Noi adulti possiamo dire e fare quello che vogliamo: non serve. Non servono le prediche, soprattutto quando sono accompagnate da cattivi esempi. Non serve ricordare che l'aria fumosa di un bar è cinquanta volte più cancerogena di quella che si respira nel traffico. Bisogna trovare un modo diverso. Ma poiché noi adulti, quel modo, non lo troveremo mai, che lo trovino loro, i ragazzi.
«Idee in fumo» è nato così. Dopo aver visto le facce dei liceali milanesi durante l'incontro con i medici dell'Istituto dei Tumori, nel maggio scorso, abbiamo deciso che si doveva inventare qualcosa. Per esempio una sfida tra le scuole (medie e superiori) per trovare una campagna anti-fumo diretta ai coetanei. Anzi, quattro campagne: televisiva, radiofonica, stampa e Internet. Scopo: evitare l'iniziazione (ovvero, non cominciare a fumare); aiutare gli altri a smettere; capire i pericoli del fumo passivo.
Così, ci siamo messi in moto. L'Istituto dei Tumori di Milano, il Corriere della Sera e le Iene, che stasera dedicheranno parte della loro prima puntata alla faccenda (il metodo utilizzato per convincere Filippo Nardi a smetter di fumare non è molto ortodosso: ma, insomma, conta l'intenzione). ChiamaMilano s'è occupata dell'aspetto ambientale. Anche il Tg5 e Radio Deejay hanno promesso di dare una mano, e oggi parleranno del progetto. Che funziona così.
Le scuole interessate scaricano il bando del concorso da www.ideeinfumo.it. Se credono, possono chiedere consulenze scientifiche all'Osservatorio sul Tabacco dell'Istituto dei Tumori: è pronto un cd con tutte le informazioni necessarie. Le scuole spediranno i loro lavori entro il 28 febbraio 2005. Una giuria ne sceglierà 24 (divisi tra stampa, Tv, radio e internet), che verranno messi in rete su Corriere.it e gli altri siti interessati, per essere votati dal pubblico. Gran finale il 31 Maggio 2005 (
World No Tobacco Day), nella Sala Montanelli del Corriere della Sera, in diretta video su internet: premiazione degli otto vincitori (due per categoria, uno per le medie inferiori e l'altro per le superiori). Dimenticavo: Pubblicità Progresso è interessata a utlizzare i lavori vincitori per una campagna nazionale contro il fumo.
Dettagli, spiegazioni e istruzioni su www.ideeinfumo.it (c'è anche un bel giochino: «Vuoi sapere quanto risparmieresti smettendo di fumare?»). Ai ragazzi che hanno letto fin qui ricordo di non perdersi «Le Iene», stasera. E, già che ci sono, dico una cosa. La capacità di produrre idee originali - in una società omologata e in un mercato del lavoro fiacco - vale almeno quanto un titolo di studio. Quindi, meglio cominciare ad allenarsi.
Agli adulti che fumano, invece, non dico niente. Mi limito a citare una frase di Roberto Boffi, pneumologo, uno dei papà di questa iniziativa: «Lavorare sul fumo significa agire sulla causa del 30 per cento di TUTTI i tumori che noi trattiamo. Smettere di fumare è il colpo più potente che oggi possiamo dare al cancro»" Chiaro, o non ancora? Bene, questo è tutto. Forza, ragazzi: sarà una battaglia interessante tra fumo e fantasia. Vediamo chi vince.
Beppe Severgnini
www.corriere.it/severgnini
E' successo a Pau, nella Francia meridionale
Due infermiere uccise in un ospedale psichiatrico
Una è stata sgozzata e l'altra decapitata. Trovata la testa su un televisore. La porta del reparto anziani risulta forzata
PAU (FRANCIA) -
Tragedia all'ospedale psichiatrico di Pau, nei Pirenei, grande edificio con 460 letti e dove lavorano 1.200 persone. Stamane sono stati trovati all'interno della casa di cura i cadaveri di due infermiere.
Una delle due donne, di 45 anni, è stata decapitata, mentre l'altra, più giovane, sgozzata con un coltello affondato più volte nel collo. Lo si è appreso da fonti mediche. La testa dell'infermiera decapitata è stata ritrovata su un televisore.
La porta di ingresso del padiglione dei degenti anziani sembra essere stata forzata, così come una finestra dell'edificio.
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Un investigatore sulla scena del delitto (Afp) |
«Sembra che si tratti di un omicidio all’arma bianca» ha detto il procuratore della Repubblica di Pau, Eric Maurel. Intanto,
cinque persone sono state fermate a Pau, ma al momento non ci sono altre notizie sugli sviluppi delle indagini.
IL MINISTRO - Sul duplice omicidio è intervenuto il ministro della Sanità francese
Philippe Douste-Blazy, che ha dichiarato «quello che è successo qui è inqualificabile, scandaloso e orribile» e che «nulla resterà impunito»». Douste-Blazy
è giunto al nosocomio nel pomeriggio per esprimere solidarietà alle famiglie delle due infermiere e
rendere omaggio all’abnegazione del personale ospedaliero. «Sono venuto qui per trasmettere la nostra solidarietà alle famiglie e a tutto il personale ospedaliero pubblico che compie il proprio lavoro con enorme generosità e c
on tutti i rischi che comporta», ha dichiarato Douste-Blazy prima di aggiungere: «Ho avuto una conversazione telefonica con il ministro degli Interni (Dominique) de Villepin durante la quale
ho parlato del problema della sicurezza nei servizi d’urgenza degli ospedali e anche negli ospedali psichiatrici». Il problema della sicurezza fa discutere «ci chiedono di pulire il sangue - ha detto una collega delle due vittime - e di continuare a lavorare,
ma io vorrei che il reparto chiudesse almeno simbolicamente. Non si può andare avanti facendo finta che non sia successo niente».
18 dicembre 2004 - Corriere della sera
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2004/12_Dicembre/18/francia.shtml
La repubblica, 16.12.04
Lecco:
L’infermiera Sonia Caleffi, in stato di fermo per la morte di almeno cinque pazienti dell’ospedale di Lecco, aveva superato i test psicologici per l’ammissione alla professione senza problemi e con successo.
L’avvocato della donna, Claudio Rea ha spiegato che “in realtà è una donna con seri problemi psichiatrici. E' prostrata, si sente inferiore agli altri e in questo modo cercava di attirare l'attenzione. Spero solo per il momento che la mia assistita possa essere adeguatamente assistita e per fare questo dovrà essere tenuta in una struttura idonea. Nel frattempo avremo il tempo di capire cosa sia realmente accaduto''.
http://www.repubblica.it/news/ired/ultimora/rep_nazionale_n_907587.html
Infermiera killer, si indaga su dieci morti sospette
L'Espresso, 16.10.04
Sono dieci le morti sospette nell'ospedale di Lecco sulle quali indaga la procura nell'ambito delle indagini su Sonya Caleffi, l'infermiera di 34 anni che uccideva pazienti anziani o pre-terminali con iniezioni letali. La donna, ora detenuta nel carcere Bassone di Como, ha confessato cinque casi ed è accusata di omicidio plurimo volontario.
Ha agito perché voleva sentirsi al centro dell'attenzione e perché si sentiva sottostimata: "La motivazione per quanto assurda e incredibile - spiega l'avvocato Claudio Rea - è una richiesta di attenzione. È una donna molto malata, spera di curarsi".
E infatti ieri il legale alla fine dell'interrogatorio aveva chiesto al giudice il ricovero in una struttura psichiatrica. Domani il gip di Lecco, Davide De Giorgio, scioglierà la riserva sulle misure restrittive da adottare nei confronti della donna. Il sostituto procuratore Luca Masini, titolare dell'indagine, non ha opposto obiezioni alla richiesta di ricovero in una struttura psichiatrica.
http://www.espressonline.it/eol/free/jsp/news/detail.jsp?idCategory=707&idContent=908132&item=2&m1s=n
Tratto da:Il Giornale di Vicenza
http://www.ilgiornaledivicenza.it/ultima/oggi/cronaca/G.htm
Martedì 14 Dicembre 2004
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Nel 2003 i prelievi sono stati settecento e nel 2004 si raggiungerà lo stesso numero. In Italia i trapianti sono seimilacinquecento ogni anno
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A Vicenza il primato veneto delle donazioni di cornee
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Ieri, nel giorno di S. Lucia, si è celebrata la messa nel reparto di oculistica dell’ospedale cittadino
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di Franco Pepe
«Il buio mi coccola, provate a immergervi nel buio, scoprirete sensazioni che non immaginate». Quando Maurizio De Visini, presidente provinciale dell’Associazione ciechi, sussurra queste parole, la voce si fa bassa e profonda. È come se volesse donare a chi ascolta quelle visioni straordinarie che lui, diventato cieco, riesce a trovare dentro di sé. De Visini, accompagnato al microfono da una donna minuta che ha gli occhi lucidi, aggiunge un’altra emozione a una mattinata vissuta nel segno di Lucia, la giovane santa siracusana uccisa martire il 13 dicembre del 304 per non aver voluto rinunciare alla fede. Il primario Massimo Pedrotti fa il bilancio di un anno di lavoro in cui risalta lo spirito di famiglia che unisce medici e infermieri. Il direttore generale Antonio Alessandri colloca l’oculistica vicentina fra le strutture di eccellenza del S. Bortolo. Don Aldo De Toni, dinanzi all’altare che ogni anno, il giorno di S. Lucia, trasforma in chiesa orante il corridoio del reparto, della luce fa un messaggio cristiano, un insegnamento in grado di orientare nel dedalo delle vicende di ogni giorno. «Chi segue me non cammina nelle tenebre», è il monito del Vangelo, che indica nell’amore la strada da seguire. «Più cuore in quelle mani», una frase di S. Giovanni di Dio, è l’invito che giunge. Tante le preghiere - ne recita una pure un altro non vedente, Nicola Ferrando - che si rincorrono durante la Messa che, questa volta, trova una colonna sonora prestigiosa. Floriana Sovilla, soprano di fama nazionale, canta e la commozione invade un corridoio che più affollato non si può. Prima Panis Angelicus, poi l’Ave Maria. C’è molta gente, pazienti operati al S. Bortolo che hanno superato i loro problemi di vista come il pittore Roberto Montanari, c’è chi ha la cornea trapiantata da poco, c’è il personale. Ecco anche il direttore medico Livio Dalla Barba, camici bianchi di altri reparti, il primario di diabetologia Alfonso Basso. L’incontro lo chiude il presidente dell’Aido provinciale Bruno Zamberlan, uomo-istituzione che per l’associazione dei donatori d’organo lavora da una vita assieme all’insostituibile segretario Giovanni Bianchi. Per numero di soci e di donazioni l’Aido vicentina è la prima assoluta in Italia, un primato fatto di 53 mila tessere e 120 gruppi comunali. «Si possono iscrivere solo i maggiorenni - spiega - e questo significa che in provincia i donatori sono l’8-9 per cento». Ma anche come dono della cornea i vicentini sono i primi del Veneto e di una Regione che è la prima in Italia. Ben 700 le cornee prelevate nel 2003 nei nostri ospedali, e quest’anno il numero finale sarà più o meno lo stesso. Vicenza e il Veneto contribuiscono in notevole misura, inoltre, attraverso la Banca degli occhi di Mestre, ai 6 mila 500 trapianti di cornea che si fanno ogni anno in Italia. «Anni fa quando andavamo a fare una conferenza a Valdagno per sensibilizzare la gente trovavamo ad aspettarci due persone, oggi abbiamo sale stracolme. Quest’anno a Vicenza non abbiamo avuto nessun rifiuto da parte dei parenti dei congiunti deceduti».
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Tratto da: Il Gazzettino on line
http://www.ilgazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=2205027&Luogo=Rovigo&Data=2004-12-14&Pagina=3
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Martedì, 14 Dicembre 2004 |
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| SANITÀ Accordo tra le Ulss 18 e 19 |
| Nel 2005 al via il cup provinciale |
| Nuove liste d'attesa dal 17 gennaio |
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| Al via nel 2005 il sistema unico di prenotazione provinciale. Ulss 18 e 19 saranno gestite attraverso un unico sistema informatico mentre al territorio facente capo all'azienda adriese verrà presto esteso anche il progetto di prioritarizzazione delle liste d'attesa, che sarà operativo a Rovigo dal prossimo 17 gennaio.
È un'intesa tra l'Ulss 18, i medici di base e, in genere, i prescrittori di prestazioni sanitarie quella che regolamenterà le liste d'attesa. Si tratta di un protocollo che riguarda solo le prestazioni ambulatoriali: «Riguardo ai ricoveri - spiega Adriano Marcolongo - da noi le liste sono praticamente azzerate sebbene a livello nazionale ci siano grossi problemi». Elettromiografia, mammografia ed ecocolordoppler le tre prestazioni che dal 17 gennaio verranno sottoposte al nuovo regime sebbene con l'elettromiografia si stia già procedendo in via sperimentale. Altre tre verranno aggiunte il prossimo anno. «Sono quattro i livelli di priorità - afferma il direttore sanitario, Enzo Rizzato - ognuno rappresentato da una lettera dell'alfabeto. Nella prescrizione medica verrà indicata una A se la visita è urgente (in questo caso verrà effettuata entro 48 ore); una B se è sollecita (entro 7-10 giorni); una C se differibile (30-40 giorni). Tutte le altre indicazioni verranno contrassegnate con una D. Alla classe delle urgenze vanno ricondotte anche le emergenze, nel qual caso occorrerà procedere immediatamente».
La prioritarizzazione è chiamata a dare risposte certe a due esigenze: quella dell'equità di accesso alle prestazioni e quella dell'appropriatezza delle richieste: «Le liste d'attesa rappresentano un problema per tutti i Paesi particolarmente attenti alle tematiche sociali - aggiunge Marcolongo - dal 1. gennaio 2003 ad oggi siamo riusciti a costringere i tempi in alcuni settori, in altri la riduzione è stata meno sensibile. Però le prestazioni sono aumentate del 20\%. Il problema è che non si può porre una soglia ai bisogni sanitari, per questo occorre la collaborazione di chi chiede le prestazioni. Basti pensare, del resto, che l'Italia ne eroga il doppio rispetto al resto d'Europa. Stiamo lavorando con Adria per estendere questo sistema a tutto il Polesine, proprio in virtù del principio di equità . Con Alberto Monterosso (direttore dell'Ulss 19, ndr) abbiamo già concluso per il cup provinciale, che partirà entro i primi mesi del prossimo anno. Entro marzo- aprile avremo anche un unico sistema informatico».
«La prioritarizzazione - aggiunge Rizzato - favorirà la realizzazione di diagnosi e trattamenti precoci, evitando danni ai pazienti. Il patto che abbiamo stretto però deve coinvolgere i cittadini che per primi devono collaborare e rispettare le regole. Un problema sentito per esempio è quello dell'abbandono delle liste. Abbiamo istituito un numero verde (800061644, ndr) perché chi ha intenzione di disdire possa farlo permettendoci di ottimizzare comunque i servizi».
«In futuro - chiosa Francesco Giandoso, del servizio di gestione del sistema ambulatoriale - in base alla delibera regionale che norma la materia, verranno individuate delle classi di priorità a livello veneto».
Fabio Bonasera | |
Sotto accusa anche 15 docenti de La Sapienza e Roma III
Roma: lauree comprate, indagati dentisti
I carabinieri stroncano un traffico di titoli acquistati: chiusi gli studi di 60 falsi dottori in odontoiatria
ROMA - Una laurea in odontoiatria finiva per costare fino a 400 milioni di vecchie lire. Ma al termine ci si poteva fregiare del titolo di dentista ed aprire un remunerativo studio senza aver studiato neanche una pagina. Un traffico di titoli accademici stroncato dai carabinieri.
GLI INDAGATI - Quarantuno perquisizioni sono infatti state eseguite oggi in tutta Italia nell'ambito dell'inchiesta sull'acquisto di false lauree in odontoiatria e scienze della formazione. Tra gli indagati ci sono anche 15 docenti universitari, tutti titolari di cattedra a Roma. L'inchiesta, coordinata dalla Procura di Torino, è stata condotta dai carabinieri del Nas di Cremona. I provvedimenti di oggi sono uno sviluppo del procedimento che nel luglio scorso aveva portato a 11 arresti.
Tutti i docenti indagati operavano all'Università di Roma «La Sapienza» (facoltà di medicina e chirurgia) e a quella di «Roma III» (scienza della formazione). I carabinieri hanno acquisito della documentazione anche alla facoltà di medicina dell'ateneo di Catania. «Le università - ha comunque precisato il colonnello Leopoldo De Filippi, comandante del gruppo antisofisticazioni di Milano - non sono corresponsabili». I professori, secondo quanto hanno appurato i militari, prendevano denaro o regali per confezionare - con la complicità di funzionari dell'ateneo - dei percorsi di laurea in favore degli aspiranti dottori: si falsificavano i verbali di esami mai avvenuti (chimica costava tremila euro, medicina legale quattromila) oppure si rivelavano ai candidati le risposte in anticipo; a volte, inoltre, allo studente veniva persino confezionata la tesi.
LE ACCUSE - Alcuni indagati, a titolo di compenso per il loro interessamento, ricevevano una sorta di stipendio mensile di mille euro, altri si accontentavano di mance o di viaggi-premio. Con questo sistema, che al futuro odontoiatra poteva costare fino a 400 milioni di vecchie lire, sarebbero stati conferiti a partire dal 1993 almeno sessanta titoli di dottore fittizi a persone residenti in ogni parte d'Italia, uno quali, come è stato accertato, non aveva nemmeno il diploma di scuola media superiore. La maggior parte dei loro studi professionali è già stata chiusa dai carabinieri. Le indagini erano partite la scorsa estate e avevano portato all'arresto di Carmelo Langellotti, titolare della società di orientamento scolastico e universitario «Gruppo Lange» di Grugliasco (Torino) e di altre dieci persone. Il numero degli indagati, per entrambi i filoni di inchiesta, tocca quota novantanove. Il pm Anna Maria Baldelli procede per associazione per delinquere, corruzione aggravata, truffa, ricettazione, falso e millantato credito.
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(da "La gazzetta del mezzogiorno")
Il ddl Disposizioni in materia di professioni sanitarie non mediche, approvato dal Consiglio dei ministri sarebbe in contrasto con i principi della concorrenza e del libero mercato |
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ROMA - L’Autorità garante della concorrenza e del mercato boccia il disegno di legge sulle professioni sanitarie non mediche - come quella infermieristica, ostetrica e riabilitativa - approvato lo scorso novembre: prevedendo infatti l’istituzione di ordini professionali e subordinando l’esercizio di tali professioni all’iscrizione obbligatoria al rispettivo albo, il provvedimento «provoca una significativa restrizione della concorrenza, comportando limitazioni all’entrata di nuovi operatori». L’Antitrust evidenzia i profili di contrasto con i principi della concorrenza e del libero mercato contenuti nel ddl Disposizioni in materia di professioni sanitarie non mediche, approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 11 novembre su proposta del ministro della Salute, attraverso una segnalazione trasmessa ai presidenti del Senato e della Camera, al presidente del Consiglio, al ministro della Salute e alla Conferenza Stato-Regioni. Il ddl, spiega l’Antitrust, riguarda le professioni sanitarie non mediche che svolgono, in forza di un titolo abilitante rilasciato dallo Stato, attività di prevenzione, assistenza, cura e riabilitazione. Si tratta, cioè, delle professioni infermieristiche, ostetriche, riabilitative e tecniche della prevenzione. In particolare, si legge nella segnalazione, «il ddl in questione delega il governo ad emanare uno o più decreti legislativi al fine di istituire i relativi Ordini professionali per le professioni sanitarie non mediche indicate, prevedendo altresì la trasformazione dei Collegi professionali esistenti in Ordini professionali e subordinando l’esercizio di tali professioni all’iscrizione obbligatoria al rispettivo Albo professionale e all’esito dell’esame di Stato abilitante». A questo proposito però, afferma l’Antitrust, «si rileva che la costituzione di nuovi Ordini professionali e dei relativi albi provoca una significativa restrizione della concorrenza, comportando limitazioni all’entrata di nuovi operatori». E nel caso delle professioni considerate, secondo l’Autorità , è ingiustificata una «limitazione della concorrenza attraverso l’imposizione di barriere all’accesso nel relativo mercato». Sotto il profilo della qualificazione professionale, spiega infatti l’Antitrust, «le esigenze di tutela del consumatore possono essere integralmente soddisfatte con la previsione di un percorso formativo di livello universitario obbligatorio, come peraltro ribadito dalla Commissione europea». La stessa Commissione, ricorda l’Autorità , ha infatti rilevato come una «limitazione all’accesso al mercato si ripercuote negativamente sulla concorrenza e sulla qualità dei servizi offerti, determinando un significativo aumento dei prezzi a cui, peraltro, non corrisponde sempre una qualità migliore dei servizi». Per queste ragioni, l’Antitrust ritiene dunque che il ddl in questione «possa determinare una restrizione della concorrenza e del corretto funzionamento del mercato dei servizi professionali nel settore sanitario non medico». L’Autorità , conclude la segnalazione, «confida pertanto che, nel corso della discussione in sede parlamentare, tali osservazioni possano essere tenute in adeguata considerazione, allo scopo di agevolare uno sviluppo effettivo della concorrenza nel settore delle professioni sanitarie non mediche».
10/12/2004 |
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http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_interni_NOTIZIA_01.asp?IDNotizia=126477&IDCategoria=1
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Telefono Azzurro realizzerà un progetto pilota di ascolto e di prevenzione del disagio per i piccoli ricoverati all'ospedale dei Bambini di Parma. L'iniziativa, presentata questa mattina nella struttura parmense, verrà realizzata in collaborazione con la cattedra di pediatria dell'università di Parma, la cattedra di Neuropsichiatria infantile dell'università di Modena e con il sostegno economico dell'edizione 2004 della Fabbrica del sorriso.
Il personale medico e sanitario dell'ospedale di Parma e gli operatori coinvolti nel progetto "Giocoamico" affronteranno nei prossimi mesi un percorso formativo condotto dagli esperti di Telefono Azzurro. Impareranno a riconoscere e interpretare i segnali della sofferenza e del disagio che può essere presente nei bambini a causa del ricovero, soprattutto se affetti da malattia cronica, ma anche della paura del ricovero stesso e dello stress causato dall'ingresso al Pronto soccorso.
Obiettivo dell'iniziativa non è solo l'individuazione precoce del disagio. Telefono Azzurro, oltre a offrire la propria competenza su casi specifici, condividerà con i professionisti della salute mentale (neuropsichiatri infantili, psicologi, ecc.) e gli operatori presenti in ospedale modelli d'intervento per fornire un sostegno adeguato ai pazienti e alle loro famiglie, anche con il coinvolgimento dei servizi socio-assistenziali del territorio. |
http://www1.24orebusiness.ilsole24ore.com/sanita/home_sanita.jhtml
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Le donne hanno un rischio quasi tre volte maggiore rispetto agli uomini di soffrire di disturbi mentali: cadono in depressione il doppio delle volte e sono ansiose il triplo. Peggio ancora se sono casalinghe. Minore, invece, sempre rispetto al sesso maschile, la probabilità di incorrere in disturbi da abuso o dipendenza da alcool. Ma l'essere donna non è l'unico fattore di rischio associato a una maggior frequenza di disturbi psichici: anche i disoccupati e chi, dopo essere stato sposato, si ritrova single hanno una probabilità doppia di essere colto da depressione e disturbi ansiosi. Le persone disabili, infine, hanno una prevalenza di disturbi mentali ben otto volte superiore. Età , livello scolastico e provenienza geografica o zona di residenza non risultano, invece, significativi.
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http://www1.24orebusiness.ilsole24ore.com/sanita/home_sanita.jhtml
22 novembre 2004 -
Roma, 22 nov. (Adnkronos Salute) - Cioccolato per mandar via la tosse. La buona notizia per i golosi arriva da ricercatori britannici e ungheresi. Il merito e' della teobromina, sostanza contenuta nei semi del cacao, che si e' rivelata piu' efficace della codeina, uno dei piu' utilizzati sedativi della tosse persistente. Lo studio e' pubblicato online sulla rivista della Federazione delle societa' Usa di biologia sperimentale. Secondo le equipe coordinate dall'Imperial College di Londra, la teobromina agisce bloccando l'attivita' del nervo vago, che gioca un ruolo chiave nell'insorgenza della tosse. I ricercatori hanno somministrato questa sostanza, placebo o codeina a 10 volontari sani. Per valutarne l'efficacia, hanno poi misurato i livelli di capsaicina necessari per causare la tosse nei diversi gruppi. E per far tossire i volontari che avevano assunto teobromina, c'e' voluta una quantita' maggiore di capsaicina rispetto agli altri. Quest'ingrediente del cioccolato funzionerebbe contro la tosse, sottolineano i ricercatori, senza gli effetti collaterali tipici degli altri trattamenti oggi utilizzati. La passione dei golosi si candida, dunque, a diventare un farmaco anti-tosse.