EDICOLAONLINE

Raccolta di articoli giornalistici e altro su quanto ruota intorno alla professione infermieristica.


domenica, 28 novembre 2004
Numero verde "malasanità": in un mese quasi tremila chiamate

venerdi 19 Novembre 2004 

http://www.ministerosalute.it/imgs/C_17_rassegnaStampa_778_file.pdf

In testa nella classifica delle lamentele le liste d'attesa troppo lunghe. Il maggior numero di reclami arrivano da Lazio, Basilicata e Sardegna

Un mese per un'ecografia, quattro mesi per una mammografia, fino a sei mesi per una tac. Il numero verde (800 571661) fortemente voluto dal ministro per la Salute, Girolamo Sirchia, è attivo soltanto dall'11 ottobre ma sono già 2.687 le chiamate dei cittadini che hanno voluto segnalare disagi e disfunzioni del sistema sanitario nazionale.

(Il Giornale)

Postato da: infernierionline.net a novembre 28, 2004 17:49 | link | commenti
buona mala sanit

sabato, 27 novembre 2004
Mammella, incentivi per la ricostruzione immediata

Tratto da: Il Corriere della Sera
 
 
Mammella, incentivi per la ricostruzione immediata
MILANO - Un'unica seduta operatoria per togliere il tumore al seno e per ricostruire subito dopo la mammella, con un unico rimborso, complessivo, all'ospedale. La Regione Lombardia - prima in Italia - ha scelto questa strada per rendere più agevole (dal punto di vista pratico e psicologico) l'iter terapeutico delle pazienti e per incentivare le strutture sanitarie a creare équipe miste di chirurghi oncologi e di chirurghi plastici, in grado di lavorare insieme. L'annuncio è stato dato dall'assessore regionale alla Sanità Carlo Borsani, durante un incontro organizzato da Europa Donna, l'associazione che da anni si batte per sostenere le donne operate di tumore al seno.
Il provvedimento entrerà in vigore alla fine di luglio e prevede, dal punto di vista tecnico, la creazione di un nuovo "Drg" (il rimborso regionale per prestazione). "Attualmente i Drg sono due - ha spiegato Borsani - e si riferiscono a due momenti diversi, l'intervento e la ricostruzione. Così la paziente deve tornare a casa dopo il primo intervento e ripresentarsi in ospedale per la ricostruzione del seno il mese successivo, circostanza che può essere psicologicamente devastante per una donna già provata da questo tipo di operazione".
La nuova tariffa è stata fissata in 3.965 euro: "Una cifra - ha osservato Borsani - che è inferiore alla somma dei due vecchi Drg con un notevole risparmio per la sanità regionale".

17 giugno 2004




Postato da: infernierionline.net a novembre 27, 2004 14:17 | link | commenti

Un lecca-lecca antidolore per tamponare le "emergenze"

Un lecca-lecca antidolore per tamponare le "emergenze"
MILANO - Nella terapia del dolore destinata ai malati di tumore arriva un lecca-lecca che contiene un nuovo farmaco derivato dal fentanil (un potente analgesico usato ormai da molti anni). Il vantaggio, per i malati, è naturalmente la facilità con cui sarà possibile utilizzare, in questo modo, il medicinale (subito disponibile, all'occorrenza). Il lecca-lecca verrà sperimentato nei prossimi mesi all'Istituto per la ricerca sul cancro (Ist) di Genova e in un'altra decina di centri italiani. "Finora si è fatto ricorso soprattutto alla morfina per via orale o iniettiva - dice il responsabile della Divisione di terapia antalgica dell'Ist, Massimo Luzzani. - Ora arriva dagli Stati Uniti questo lecca-lecca, che sarà particolarmente utile per i pazienti a casa, nei casi di crisi episodiche di dolore. Il farmaco agisce dopo cinque o dieci minuti, ed è efficace per circa mezz'ora". Secondo il direttore scientifico dell'Ist, Riccardo Rosso, il lecca-lecca potrà essere usato su larga scala già nel 2005.
Il fentanil è più potente della morfina e, nello stesso tempo, presenta alcuni effetti collaterali minori: in particolare, provoca una "depressione respiratoria" più breve. Era nato come farmaco da usare per le preanestesie durante la fase preparatoria degli interventi chirurgici, ma si è poi diffuso in Europa e negli Stati Uniti come analgesico. Attualmente viene utilizzato spesso, con buoni risultati, anche attraverso i cerotti trans-dermici.

15 settembre 2004





Postato da: infernierionline.net a novembre 27, 2004 14:14 | link | commenti

giovedì, 25 novembre 2004
Assistenza domiciliare per i bambini affetti da tumore

Tratto da: 24 Ore Sanità

23/11/2004 20.39
Assistenza domiciliare per i bambini affetti da tumore

L'assistenza domiciliare può migliorare la qualità di vita dei pazienti, anche dei più piccoli, tuttavia non si può improvvisare, serve organizzazione e una vera e propria cultura dell'assistenza. Si è parlato di "alleanza terapeutica" al convegno dell'Associazione italiana di ematologia e oncologia pediatrica (Aieop), organizzato oggi a Roma. L'Associazione, che dal 1972 si occupa dell'assistenza ai bambini ammalati di tumore del sangue, insiste sul principio che per un bambino affetto da una malattia ematologica l'assistenza domiciliare può rappresentare un supporto alternativo e complementare alla degenza in ospedale.

Non sempre il ricovero è indispensabile, pesa sulla famiglia, sul paziente, ma anche sui conti della Sanità. Per una giornata di assistenza domiciliare la spesa viene stimata intorno ai 150 euro, mentre per un giorno di ricovero in ospedale il costo è di almeno tre volte superiore. In Italia le esperienze di assistenza domiciliare ai bambini esistono solo in alcune realtà come Genova, Padova, Pavia, Monza o Roma, sono esperienze che hanno dimostrato la loro validità ma non sono diffuse su tutto il territorio.

Anna Clerico, della clinica di oncologia pediatrica del policlinico Umberto I di Roma, ha spiegato quali sono i vantaggi per i pazienti: "Il bambino può andare a scuola la mattina e svolgere le sue attività quotidiane, non deve affrontare faticosi spostamenti dopo la terapia, è meno esposto a rischio di infezioni nosocomiali, senza parlare dei vantaggi psicologici di poter vivere nel suo ambiente con i genitori e i fratelli". Proprio per dare maggiore coerenza a un modello che mostra potenzialità promettenti, l'Aieop, in collaborazione con GlaxoSmithKline, è in procinto di avviare un progetto per la formazione di volontari che operano nei reparti di onco-ematologia e che, se adeguatamente preparati, potrebbero rappresentare un importante sostegno per le famiglie in un contesto di assistenza domiciliare.

"Le cure sono lunghe - ha spiegato Momcilo Jankovic, ex presidente Aieop - durano circa due anni, per questo dobbiamo puntare sui day hospital e le visite ambulatoriali per le terapie invasive e sulle cure a casa per il resto. In quest'ottica dobbiamo contare anche sui medici di famiglia. Si fa molto negli ospedali per rendere le degenze dei bambini meno pesanti, ma possiamo fare di più per migliorare la loro qualità di vita nel periodo della malattia".



Postato da: infernierionline.net a novembre 25, 2004 20:58 | link | commenti
politica sanitaria

Al via sperimentazione vaccino contro il cancro del colon-retto

Tratto da: 24 Ore sanità

25/11/2004 17.08
Al via sperimentazione vaccino contro il cancro del colon-retto


Al via entro fine anno all'Istituto nazionale dei tumori (Int) di Milano i primi test su un vaccino terapeutico contro il cancro al colon-retto, che solo in Italia colpisce oltre 45mila persone ogni anno con 18mila morti e che rappresenta il secondo tumore più diffuso dopo quello al polmone. La sperimentazione riguarderà 15 pazienti, uomini e donne, che non hanno reagito alle tradizionali cure chirurgiche, chemio e radioterapiche.

"Avremo i primi risultati entro sei mesi - ha annunciato oggi Ermanno Leo, direttore dell'unità operativa di chirurgia colo-rettale all'Int e coordinatore dello studio insieme a Giorgio Parmiani, direttore dell'unità operativa di Immunoterapia dei tumori - e se saranno positivi potremo allargare i test a un maggior numero di malati". Il siero, messo a punto all'Int, potenzia le naturali difese immunitarie dell'organismo, hanno spiegato gli esperti alla vigilia del VI Simposio internazionle sulla chirurgia conservativa dei tumori del retto, promosso dall'Associazione per la ricerca europea in chirurgia oncologica (Areco) e in programma dal 27 al 30 novembre a Milano. In particolare, "punta a stimolare la produzione di linfociti assassini programmati per uccidere solo le cellule malate, risparmiando quelle sane".

"Questo è il primo vaccino in Italia contro il tumore del colon-retto e, per quanto riguarda il retto, è anche il primo al mondo", ha sottolineato Parmiani. Punto di partenza per arrivare al siero è stata la scoperta, pubblicata dal gruppo di Parmiani, di una particolare proteina-antigene presente sulle cellule intestinali malate, ma non su quelle sane. "Si tratta della survivina - ha riferito lo specialista - che abbiamo dimostrato essere un bersaglio specifico di terapia". In vitro i ricercatori milanesi hanno osservato che nel sangue dei pazienti esistono alcune cellule immunitarie, della famiglia dei linfociti T, capaci di individuare e distruggere le cellule malate riconoscendo la survivina o altri antigeni che le rivestono, fra cui la proteina Cea. "Ma senza aiuti esterni le nostre difese non riescono a sconfiggere il tumore".

Gli scienziati dell'Int hanno quindi pensato a un vaccino fatto da pezzetti di survivina e da Cea, riprodotti in laboratorio. "Questo mix, iniettato nel malato - ha detto Ermanno Leo - dovrebbe funzionare come una lepre da inseguire, stimolando il sistema immunitario a produrre linfociti anti-survivina in grado di uccidere le cellule tumorali". Ora, su questi primi 15 malati, "lo verificheremo sia in vitro, andando a dosare i linfociti nel loro sangue, sia in clinica, valutando la progressione del tumore. In questi pazienti, molto gravi, non ci attendiamo grossi risultati - ha avvertito il medico - Ma quello che conta è capire se funziona il principio, perché se così fosse in futuro malati tanto gravi non esisteranno più".

Ma se i test avranno successo, a chi sarà utile il vaccino? "Alla totalità dei pazienti - ha risposto Ermanno Leo - A quelli metastatici, a chi ricade nella malattia anche dopo l'intervento chirurgico e al 30-40% che oggi non risponde a chemio e radioterapia. Ma anche ai malati meno difficili, prima o dopo l'intervento chirurgico e magari perfino in associazione alla radioterapia".





Postato da: infernierionline.net a novembre 25, 2004 20:52 | link | commenti

Il miele dalla Cina è cancerogeno

Come informa "le scelte del consumatore" stanno arrivando dalla Cina grandi quantità di mele contaminato da cloramfenicolo, un antibiotico proibito e assai rischioso. la denuncia viene dall'Unione nazionale associazioni apicoltori italiani che ha sollecitano la Commissione Ue a intervenire. La sostanza viene viene data alle api insieme allo zucchero, affinché non abbiano malattie e producano più miele. Va ricordato che la Cina è il più grande produttore mondiale di miele e pappa reale, anche contaminata dal cloramfenicolo. è proibita fin dal 1994, quando si visto che era cancerogena per l'intestino e inibisce la produzione di globuli bianchi e rossi.

http://www.repubblica.it/supplementi/salute/2004/11/25/diario/005pil4275.html

Postato da: infernierionline.net a novembre 25, 2004 18:13 | link | commenti (1)
gea salute

- Le sigarette "light" non sono leggere

Le sigarette che portano la dicitura "light" non sono leggere. Infatti un giudice di pace di Napoli ha condannato l'ente italiano tabacchi a risarcire mille euro ad un fumatore che in seguito a problemi respiratori aveva deciso di fumare le "light", convinto che fossero meno nocive. Invece il prodotto, secondo la sentenza, è ugualmente dannoso. Secondo l'Oms fumare questo tipo di sigarette non porta alcun vantaggio per la salute. Molto dipende dalla quantità di catrame contenuta.
E attualmente quella che contiene meno è la "821 One", che dichiara 1 milligrammo di catrame, o,10 mg. e 1 mg di monossido di carbonio.

http://www.repubblica.it/supplementi/salute/2004/11/25/diario/005pil4275.html


Postato da: infernierionline.net a novembre 25, 2004 18:12 | link | commenti
gea salute

23 novembre 2004: AIDS: UNAIDS-OMS, CIRCA 40 MILIONI I CONTAGIATI NEL MONDO

Ginevra, 23 nov. (Adnkronos Salute) - Sono piu' di 39 milioni nel mondo le persone colpite da Hiv. Si tratta del livello piu' alto raggiunto dall'epidemia dopo la scoperta del virus: nel 2002 a convivere con il virus erano, infatti, 36,6 milioni. Il maggior aumento dell'infezione si e' registrato negli ultimi due anni nell'Est asiatico, in Europa orientale e in Asia centrale. Questi alcuni dati del rapporto annuale dell' Unaids-Oms, presentato oggi a Ginevra. In Asia dell'Est l'aumento del 50% delle infezioni tra il 2002 e il 2004 e' in gran parte imputabile alla crescita dei casi in Cina, in Indonesia e in Vietnam. In Europa orientale e Asia centrale , l'aumento del 40% e' invece dovuto al rapido incremento dei contagi in Ucraina e nella Federazione russa. La Russia, che contava 860.000 sieropositivi alla fine del 2003, registra l'epidemia piu' vasta d'Europa.

http://www.automedicazione.it/default.aspx?idPage=811&idNews=1126

Postato da: infernierionline.net a novembre 25, 2004 18:09 | link | commenti
mondo societ

martedì, 23 novembre 2004
Infermieri legano paziente a termosifone acceso, arrestati

Bari, 22 novembre 2004

Tre infermieri della Casa Divina Provvidenza di Bisceglie - due donne e un uomo - sono stati arrestati dai carabinieri con l'accusa di aver legato ieri sera a un termosifone un giovane di 24 anni che era ricoverato nel reparto ortofrenico. I reati contestati sono sequestro di persona e lesioni.
L'episodio era stato segnalato ai carabinieri da uno sconosciuto con una telefonata anonima; alcuni militari si sono quindi recati nel reparto all'insaputa degli infermieri. Entrandovi da una porta a vetri nel corridoio del reparto maschile i carabinieri hanno trovato il giovane a dorso nudo seduto a terra e legato ad un termosifone con una fascia lunga due metri e mezzo, che è stata sequestrata. Ai carabinieri che li hanno sorpreso a guardare il televisore in una stanza del reparto i tre non hanno saputo dare giustificazioni: sono stati così arrestati. I carabinieri hanno infine liberato il giovane sul cui corpo sono state accertate escoriazioni all'emitorace e ad un'ascella.
http://www.repubblica.it/news/ired/ultimora/rep_nazionale_n_882741.html
(Fonte: La Repubblica)









Postato da: infernierionline.net a novembre 23, 2004 15:51 | link | commenti (2)
articoli sulla professione

lunedì, 22 novembre 2004
Lontano dalle

Lontano dalle "stanze dei bottoni"

Le donne, nel corso degli anni, si sono ritagliate molti spazi nel mondo del lavoro, grazie alla loro professionalità ed alla loro adattabilità alle mutevoli condizioni del mercato.
Tranne casi sporadici, si può affermare che le donne si trovano in ogni settore professionale, anche se in misura più o meno consistente.
Non ci si deve, però, far trarre in inganno. Infatti, sebbene le donne ottengano un posto di lavoro, in genere si tratta di un'occupazione di basso rango: un lavoro noioso e ripetitivo, con uno scarso livello di responsabilità. Lo scatto professionale, di solito, è riservato ai colleghi. Nei centri decisionali, continuano a sedere gli uomini, nonostante la scelta possa essere effettuata anche nei confronti di una donna.
Il problema, spesso, consiste nel fatto che per quanto concerne la qualifica di top manager, non esistono dei criteri specifici. Ossia la chiamata avviene nominalmente, e colui che effettua tale scelta, la fa sulla base delle proprie preferenze, piuttosto che in riferimento a delle regole ben precise.

Lo scatto di carriera, inoltre, è spesso ostacolato (per le mamme lavoratrici) dal periodo di assenza dal posto di lavoro, dovuto alla "maternità". Pochi mesi, sono infatti sufficienti, per rendere obsolete e inutilizzabili le capacità professionali dell'impiegata, che al suo ritorno si trova bloccata ogni possibilità di migliorare la propria posizione.

Stesso discorso vale per le donne, che in un periodo della loro vita lavorativa e per ragioni molteplici, hanno scelto il "part time". Coloro, che hanno preferito questa strada, tornando all'impiego "full time" sono considerate impiegate di "serie B", e pertanto non hanno la possibilità di aspirare ad una posizione di maggiore responsabilità. Una situazione, quest'ultima, condivisa anche dai colleghi, che hanno vissuto la stessa esperienza.
Infine l'altro grande problema è rappresentato dall'accesso ai corsi di formazione aziendale, spesso indispensabili, per acquisire la competenza necessaria, per ottenere la tanto desiderata "promozione". Gli orari dei corsi, spesso infatti, non rientrano nell'orario lavorativo. Le donne che hanno una famiglia a carico non possono permettersi, nella maggior parte dei casi, di protrarre troppo a lungo la loro lontananza da casa e pertanto devono rinunciarvi. Oppure, i corsi di perfezionamento professionale sono di frequente riservati a delle categorie d'impiegati, che già occupano una posizione di responsabilità. In questo modo, quindi, le donne ( egli uomini) che non ricoprono tali incarichi, non possono disporre degli strumenti necessari per conseguire i titoli necessari ad occupare una posizione dirigenziale.
Le donne, tuttavia, danno un gran peso alla formazione. Da una recente ricerca della CGIL, è emerso che i giovani (ed in particolar modo le giovani) sarebbero disposti a rinunciare ad una parte del loro stipendio, in cambio di un corso di formazione all'interno dell'azienda in cui lavorano.
La famiglia costituisce uno degli ostacoli più insormontabili per una donna che lavora. I tempi del lavoro moderno ed i tempi della famiglia non coincidono. La cura dei figli, del coniuge e della famiglia in generale è affidata e delegata interamente anche alla donna lavoratrice, che deve riuscire a conciliare i propri impegni professionali, con quelli familiari a scapito del suo rendimento e del suo tempo libero.
Questo implica, che una donna con famiglia potrebbe assentarsi più spesso dal luogo di lavoro rispetto ai propri colleghi, per accudire un figlio malato, o per accompagnarlo dal medico. Ciò influisce sulla disponibilità dell'impiegata, che non può, per ovvie ragioni dedicarsi "anima e corpo" al proprio lavoro.
Ciò costituisce una discriminante per i datori di lavoro, sia al momento dell'assunzione (non è raro che durante un colloquio di lavoro venga richiesto alla candidata se ha figli o se intende averne), sia al momento della promozione.
La proposta di legge sui congedi parentali, che il ministro per gli Affari Sociali, Livia Turco, ha presentato alle Camere, potrebbe essere una buona ricetta, ma non risolutiva di un problema più profondo.
Non a caso una delle esigenze più sentite dalle lavoratrici, riguarda la diversa organizzazione del lavoro sulla base dei tempi femminili, che richiedono una maggiore elasticità in virtù del lavoro di cura che le donne effettuano all'interno della società.
Generalmente parlando, questi ostacoli potrebbero essere facilmente rimossi attraverso un provvedimento legislativo, o più agevolmente attraverso il buon senso, destinato ad avere effetti più duraturi. Il problema, però, è soprattutto di natura culturale. La società italiana, infatti, non riconosce ufficialmente e pienamente il ruolo e i diritti della donna lavoratrice. Inoltre nonostante i numerosi sforzi in questa direzione, la società italiana è ancora pervasa da una serie di pregiudizi, basati sulla sessualità, che rimandano ad uno stereotipo femminile inesistente, spesso responsabile delle difficoltà che le donne incontrano nel mondo del lavoro.

 

Tratto da: http://www.italiadonna.it/public/percorsi/13008/13008002.htm












Postato da: infernierionline.net a novembre 22, 2004 17:38 | link | commenti
buona mala sanit, politica del nuovo lavoro

 

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